Riti di Capacocha: Oltre il Sacrificio
Per lungo tempo, l'immagine dei sacrifici umani Inca è stata dominata da una visione di brutalità rituale, dove giovani vite venivano offerte alle divinità montane per assicurare prosperità o placare la loro ira. Tuttavia, un innovativo studio bioarcheologico internazionale sta riscrivendo questa narrazione. L'applicazione della tomografia computerizzata (TAC) ha svelato che la mummificazione di un bambino, parte integrante del rituale Inca della "capacocha", non segnava la fine del suo viaggio, ma piuttosto l'inizio di una nuova esistenza spirituale. Questi corpi non erano semplici doni, ma oggetti sacri, reliquie itineranti che continuavano a "vivere" e a interagire con le comunità andine, assumendo un ruolo centrale nella vita spirituale e sociale.
Nuove Prospettive dalla TAC
Il team di ricerca, coordinato dalla bioarcheologa Dagmara Socha dell'Università di Varsavia, ha sottoposto a TAC quattro mummie di bambini, rinvenute in stato di conservazione naturale sulle vette dei vulcani Ampato e Sara Sara, nel sud del Perù. Le scansioni hanno permesso di identificare traumi e segni di malattie preesistenti, dettagli che sarebbero rimasti celati a un'ispezione puramente esterna. In particolare, l'analisi della mummia Ampato 4 ha rivelato la presenza di materiali estranei, come pietre e frammenti di tessuto, all'interno della cavità addominale. Questi ritrovamenti suggeriscono che i corpi venissero manipolati e arricchiti anche dopo la morte, trasformandoli in contenitori di significati simbolici e spirituali complessi, ben oltre la semplice offerta votiva.
Reliquie Itineranti e Vita Spirituale
La scoperta di materiali estranei all'interno delle mummie solleva interrogativi affascinanti sulla natura del culto e sulla percezione della morte nel mondo Inca. Lungi dall'essere semplicemente deposti per l'eternità, questi corpi mummificati sembrano aver intrapreso un percorso post-mortem attivo, partecipando a rituali e spostamenti che ne prolungavano la sacralità. La presenza di pietre e tessuti potrebbe indicare pratiche di arricchimento rituale, volte a conferire al corpo ulteriori poteri o a rappresentare elementi del suo viaggio spirituale. Questo studio apre una finestra inedita sulla complessità delle credenze Inca, suggerendo che la morte fosse concepita non come una cessazione, ma come una trasformazione e una continuazione della vita in una dimensione diversa, profondamente intrecciata con quella terrena.
