I numeri nella rubrica e i legami con il clan Ridosso-Loreto
Dalla rubrica telefonica e dai profili social di Maria Rosaria Boccia, imprenditrice di Pompei accusata di stalking contro l’ex ministro Gennaro Sangiuliano, emergono contatti controversi con esponenti del clan camorristico Ridosso-Loreto. Gli atti dell’inchiesta della procura di Roma, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Giulia Guccione, rivelano numeri di telefono e interazioni online con figure legate all’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica ucciso nel 2010. Come riportato da Il Giornale, tali legami alimentano sospetti sull’entourage dell’imprenditrice, già al centro di 33 episodi di presunte persecuzioni. Il clan Ridosso-Loreto, noto per traffici illeciti e omicidi eccellenti, è sotto la lente da anni. La presenza di questi contatti nella rubrica della Boccia solleva interrogativi sulle possibili connessioni tra l’ambiente criminale e le sue attività, sebbene non vi siano ancora accuse formali di collusione.
Le chat con Ranucci e il sospetto furto nell’atelier
Prima del furto inspiegabile nell’atelier di abbigliamento del fratello a Roma, Maria Rosaria Boccia aveva intrattenuto conversazioni con Sigfrido Ranucci, giornalista di Report. Dagli atti emerge che i dialoghi vertevano su teorie del complotto, tra cui quella di una presunta “lobby gay di destra”. Poche settimane dopo quelle chat, il negozio del fratello subiva un furto dai contorni poco chiari, con danni limitati ma simbolici. Secondo fonti investigative citate da La Repubblica, il fatto sarebbe stato archiviato come un comune reato, ma i tempi e il contesto hanno spinto i pm a valutare possibili collegamenti con le attività della Boccia. L’episodio rientra in un quadro di eventi ritenuti “penetranti e ossessivi” dalla procura, che ha ricostruito un pattern di comportamenti destabilizzanti.
I precedenti familiari e l’ossessione per Sangiuliano
La famiglia Boccia non è nuova a controversie giudiziarie. Dagli atti si evincono precedenti penali tra i parenti, sebbene i dettagli non siano stati divulgati per riservatezza. Questo contesto amplifica i dubbi sulle dinamiche che hanno portato Maria Rosaria a perseguitare Sangiuliano, allora ministro della Cultura, con messaggi minatori e pedinamenti fino a indurlo alle dimissioni nel 2023. Il pm Guccione ha descritto le sue condotte come “metodiche e destabilizzanti”, culminate in un vero e proprio stato di ansia e paura per l’ex ministro. Come riporta ANSA, l’inchiesta prosegue per accertare eventuali mandanti o complicità esterne, mentre la difensa della Boccia contesta le accuse, definendole “montature infondate”. Il Giornale, La Repubblica, ANSA
