L'email compromettente del 2013
Un'email inviata da Jeffrey Epstein a se stesso nel luglio 2013, emersa dai documenti desecretati dal Dipartimento della Giustizia statunitense, riporta accuse esplosive contro Bill Gates. Il messaggio, pubblicato dal Daily Mail, cita presunte confessioni private del fondatore di Microsoft riguardo rapporti sessuali con escort russe e la contrazione di una malattia venerea. Epstein scrive: «Mi chiedi di cancellare le mail sulla tua malattia sessualmente trasmessa e la richiesta di antibiotici da passare di nascosto a Melinda. Il riferimento è a Melinda Gates, da cui Bill divorziò nel 2021 dopo 27 anni di matrimonio, in parte proprio per le sue infedeltà. L'email suggerisce un tentativo di insabbiamento coordinato tra i due uomini.
La strategia difensiva di Gates
Bill Gates ha categoricamente smentito le accuse, definendole "false" e "prive di fondamento", come già fatto in passato riguardo ai legami con Epstein. Tuttavia, la credibilità del miliardario è stata erosa da precedenti contraddizioni. Nel 2019 ammise un "errore di giudizio" nella frequentazione del finanziere, condannato per traffico di minori, ma negò qualsiasi coinvolgimento in attività illegali. Fonti vicine a Melinda, citate dal New York Times, confermano che le presunte infedeltà furono tra le cause del divorzio. L'incapacità di Gates di controllare la narrazione pubblica rischia ora di trasformare un gossip in un duro colpo alla sua immagine filantropica.
La reputazione in bilico
La parabola pubblica di Gates, da genio della tecnologia a icona globale della filantropia con la Bill & Melinda Gates Foundation, mostra crepe insanabili. L'associazione con Epstein, unita a queste ultime rivelazioni, mina la percezione di integrità che Gates ha costruito dopo il ritiro da Microsoft nel 2008. Analisti di comunicazione, intervistati da Associated Press, sottolineano come il danno reputazionale sia amplificato dalla natura delle accuse: ipocrisia rispetto alla sua campagna per la salute globale e manipolazione nella vita privata. Senza prove definitive, le parole di Epstein restano un'arma letale in un'era in cui la reputazione si decide nell'arena digitale. Daily Mail New York Times Associated Press
