Dettagli emergenti dagli archivi declassificati
Oltre 3 milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 foto costituiscono il corpus documentale sul caso Jeffrey Epstein rilasciato dal Dipartimento di Giustizia statunitense. Tra questi, 3.200 file menzionano Donald Trump, incluso un documento in cui una vittima minorenne avrebbe accusato l’ex presidente di averla costretta a praticare sesso orale 35 anni fa. I materiali, pubblicati dopo la scadenza del 19 dicembre, includono anche contenuti pornografici rinvenuti nei dispositivi di Epstein, morto suicida in carcere nel 2019. Sebbene le menzioni di Trump non implichino automaticamente illeciti, l’entità delle citazioni solleva interrogativi sul rapporto tra i due, storicamente noto per frequentazioni sociali negli anni ’90 e 2000.
Le vittime contestano la gestione dei dati
Venti sopravvissute agli abusi di Epstein hanno criticato la pubblicazione degli archivi, denunciando l’esposizione dei loro nomi a fronte dell’oscuramento di circa metà delle persone vicine al finanziere. "Se non state proteggendo le sopravvissute, chi proteggete davvero?", ha dichiarato Danielle Bensky a CNN, evidenziando la contraddizione con le precedenti rassicurazioni del Dipartimento di Giustizia. Le vittime lamentano una sistematica protezione degli uomini potenti coinvolti, alimentando sfiducia nelle istituzioni: "A questo punto abbiamo pochissima fiducia nel Dipartimento", ha aggiunto Bensky.
Contesto legale e implicazioni politiche
Il rilascio dei documenti conclude un iter avviato nel 2023 su ordine del giudice Loretta Preska, ma lascia aperte questioni cruciali. L’assenza di procedimenti contro Trump legati a Epstein – già investigato dall’FBI nel 2015 senza accuse – riaccende il dibattito sull’equità del sistema giudiziario. Fonti di DoJ precisano che le menzioni includono comunicazioni, testimonianze e inventari, non necessariamente prove di reato. Tuttavia, l’ampiezza dei materiali potrebbe influenzare l’opinione pubblica nella fase pre-elettorale, soprattutto dopo le condanne per frodi finanziarie dell’ex presidente. CNN, Dipartimento di Giustizia USA
