Epidemiologia Rivela un Incrocio Inatteso
Recenti studi epidemiologici hanno evidenziato un fenomeno sorprendente: pazienti con una storia di cancro mostrano un rischio ridotto di sviluppare la malattia di Alzheimer, e viceversa. Analizzando dati clinici di migliaia di individui, i ricercatori hanno osservato che le due patologie raramente coesistono nello stesso paziente. Una meta-analisi del 2023, pubblicata su JAMA Neurology, ha confermato che chi sopravvive al cancro ha una probabilità inferiore del 30-35% di ricevere una diagnosi di Alzheimer. Questo legame inverso, definito "paradosso biologico", ha spinto la comunità scientifica a indagarne i meccanismi, ipotizzando che i processi cellulari del cancro possano contrastare quelli neurodegenerativi. L’ipotesi è supportata da evidenze trasversali: il cancro, caratterizzato da proliferazione cellulare incontrollata, potrebbe attivare vie metaboliche protettive per i neuroni. Al contrario, l’Alzheimer è associato a un eccessivo "spegnimento" di tali vie, con accumulo di proteine tossiche. La sfida è comprendere se questa relazione sia causale o influenzata da fattori confondenti, come terapie antitumorali o predisposizioni genetiche.
Segnali Tumorali che Salvano i Neuroni
Uno studio pionieristico sui topi, condotto dall’Istituto Italiano di Tecnologia e pubblicato su Nature Communications, ha svelato un possibile meccanismo. Ricercatori hanno impiantato cellule tumorali umane in roditori geneticamente modificati per sviluppare placche di amiloide-beta, proteina tossica alla base dell’Alzheimer. Inaspettatamente, i topi con tumori hanno mostrato un accumulo di amiloide inferiore del 50-60% rispetto al gruppo di controllo. L’analisi ha rivelato che i tumori secernono molecole segnale – forse citochine o fattori di crescita – che stimolano le cellule immunitarie cerebrali (microglia) a eliminare le placche. Questi risultati suggeriscono che alcuni tumori agiscano come "sistemi di allarme", attivando risposte protettive a distanza. "È come se il cancro inviasse un SOS al cervello, innescando una pulizia straordinaria", spiega la neuroscienziata Elena Tagliavini, coautrice dello studio. La scoperta apre la strada a terapie innovative: replicare questi segnali senza innescare la crescita tumorale potrebbe diventare una strategia per prevenire o rallentare l’Alzheimer. JAMA Neurology: Analisi epidemiologica sul legame cancro-Alzheimer Nature Communications: Studio sui meccanismi protettivi nei topi
