Declino editoriale e perdita di abbonati
Dal 2013, anno dell'acquisizione da parte di Jeff Bezos, il Washington Post ha subito una trasformazione radicale. Le recenti politiche di austerity hanno colpito persino la storica redazione esteri, simbolo del giornalismo d'inchiesta. Secondo il New York Magazine, il quotidiano vive un "meltdown esistenziale" con oltre 500mila abbonati persi dal 2020. La scelta di non schierarsi nelle presidenziali e il cambio di linea editoriale - meno progressista e più orientato al libero mercato - hanno alienato lettori e giornalisti. L'analista Nate Silver ha documentato sul suo blog il calo del 50% del traffico durante il secondo mandato Trump, mentre il New York Times raddoppiava i ricavi digitali.
Il caso Melania e la deriva meme
L'uscita del documentario su Melania Trump ha trasformato il Post in un fenomeno social. Mentre altri media segnalavano le sale semivuote, il titolo del quotidiano recitava: "Alla prima di 'Melania' la first lady si prende il centro della scena". L'episodio è diventato virale come esempio di presunto allineamento all'establishment. Dipendenti interni, in condizioni di anonimato, denunciano pressioni per "coperture meno critiche" verso figure conservatrici. La direzione nega, ma fonti giornalistiche confermano l'abbandono di 37 firme di peso nell'ultimo biennio, con un effetto domino su investigazioni e reportage internazionali.
Demoralizzazione e futuro incerto
Il clima nella redazione viene descritto come "tossico" da tre reporter intervistati dal Columbia Journalism Review. I tagli al budget hanno cancellato 240 posizioni nel 2023, concentrandosi su aree cruciali come fact-checking e verifiche. Bezos, pur avendo investito 250 milioni nel decennio, ora privilegerebbe modelli redditizi ma discutibili: contenuti branded, partnership commerciali e articoli ottimizzati per i motori di ricerca. Il sindacato dei giornalisti ha lanciato la campagna #savethepost, temendo la trasformazione del quotidiano-premio Pulitzer in un "content hub" svuotato della sua missione. New York Magazine FiveThirtyEight Columbia Journalism Review
