L'eredità sartriana nella letteratura dell'io
Il romanzo L’ultima volta che sono stata lei di Silvia Pelizzari si inserisce in un solco letterario che, da Jean-Paul Sartre in poi, trasforma l’indagine personale in un atto di liberazione collettiva. Come evidenziato da Didier Eribon in Ritorno a Reims (2009), la celebre massima sartriana — “L’importante non è ciò che hanno fatto di noi, ma ciò che facciamo noi stessi di ciò che hanno fatto di noi” — diventa una bussola per autori che rifiutano la mera autofinzione. Pelizzari, sulla scia di Annie Ernaux ed Emmanuel Carrère, non si limita a raccontare il sé, ma lo decostruisce, mostrando come l’identità sia un campo di battaglia tra condizionamenti esterni e scelte individuali. La sua scrittura sfida le categorie tradizionali del romanzo di formazione, privilegiando una narrazione frammentata e anti-lineare, specchio di un’epoca in cui la coerenza biografica è un’illusione.
La frammentazione identitaria nel romanzo di Pelizzari
L’ultima volta che sono stata lei esplora il concetto di “scollamento dal sé” attraverso una protagonista che naviga tra versioni contraddittorie di se stessa. Pelizzari evita la trappola del “romanzo dell’artista da cucciolo”, evitando di mitizzare il passato o cercare redenzione. Invece, mostra come l’esperienza personale — soprattutto quella femminile — sia plasmata da forze sociali e culturali spesso oppressive. La struttura del testo, priva di un climax risolutivo, riflette l’impossibilità di una maturità definitiva, tema caro anche a Édouard Louis e Virginie Despentes. La lingua è essenziale, quasi chirurgica, e trasforma il dolore in un dispositivo di analisi, non di auto-compiacimento.
Oltre l'autofinzione: la letteratura come atto politico
Ciò che distingue Pelizzari dalla generazione precedente di scrittori autobiografici è la volontà di trasformare l’introspezione in un atto politico. Come spiega Roberto Ciccarelli su Doppiozero, la sua opera dimostra che “lavorare su di sé” non è un esercizio narcisistico, ma un modo per smascherare meccanismi di potere. Il libro, recensito da Minima & Moralia come “un caso letterario della nuova autofinzione critica”, ribalta l’idea di letteratura come confessione: ogni ricordo è un tassello per comprendere come classe, genere e cultura modellino le esistenze. In un’epoca di individualismi esasperati, Pelizzari ricorda che la libertà non sta nell’autodeterminazione assoluta, ma nella consapevolezza dei propri limiti — e nella lotta per superarli. Doppiozero, Minima & Moralia
