Una carriera a un bivio
Tünde Bacskó, protagonista della serie televisiva ungherese di successo Bróker Marcsi, ha rivelato durante una cerimonia di premiazione di aver lavorato come corriere per DPD, abbandonando temporaneamente la recitazione. La decisione, come spiegato alla testata Blikk, nasce dalla volontà di riconquistare autonomia in un settore – quello dello spettacolo – che definisce "estremamente precario". "Volevo fare qualcosa di diverso – ha affermato l’attrice – perché in questo momento noi attori siamo molto, molto vulnerabili". Bacskó ha descritto l’esperienza come liberatoria: scegliere quali incarichi accettare le ha permesso di "sentirsi al sicuro" pur mantenendo un legame con il mondo artistico. Nonostante il riconoscimento ottenuto per la sua interpretazione nel dramma finanziario (ispirato a una truffa contabile reale), i ruoli non si sono moltiplicati. La popolarità della serie, premiata per il ritmo serrato e la critica sociale, non si è tradotta in sicurezza lavorativa. "Oggi posso dire di sì a certe proposte e di no ad altre – ha aggiunto – senza dipendere esclusivamente dall’attività di attrice".
Tra arte e realtà
Bacskó non ha completamente abbandonato il palcoscenico, ma ha ridefinito le priorità. Attualmente impegnata in un nuovo progetto (non ancora annunciato), insiste sulla necessità di un teatro con impatto concreto: "Da tempo sogno di essere un’attrice il cui lavoro non abbia solo valore estetico, ma anche utilità sociale. Voglio che persone comuni possano trarne beneficio". Questa filosofia si riflette nella stessa Bróker Marcsi, incentrata su una truffa che ha scosso l’Ungheria nel 2015, raccontando le conseguenze sulla vita dei cittadini. La doppia attività – corriere e performer – rappresenta per lei una forma di resistenza. Mentre il settore culturale ungherese affronta pressioni politiche e tagli ai finanziamenti, Bacskó sceglie una via ibrida: "È possibile restare con i piedi per terra accanto alla professione artistica, e questo ti dà tranquillità". La sua storia evidenzia le sfide di un ambiente creativo sempre più instabile, dove il successo non garantisce continuità.
Un teatro che serve alla comunità
La riflessione di Bacskó solleva questioni più ampie sul ruolo dell’arte nella società contemporanea. La sua ricerca di un "teatro utile" – che educhi o sostenga fasce deboli – si collega a esperimenti internazionali di teatro sociale, ma nasce da un’urgenza locale. In Ungheria, dove il governo di Viktor Orbán ha ridotto gli spazi critici nella cultura, molti artisti cercano nuove strade per connettersi al pubblico senza rinunciare all’indipendenza. "Non si tratta di abbandonare la finzione – chiarisce l’attrice – ma di usare gli strumenti della recitazione per creare ponti". Un approccio che potrebbe ispirare colleghi in contesti simili. Intanto, le sue consegne quotidiane continuano: metafora di un’arte che non vuole restare confinata nei teatri, ma arrivare direttamente alla gente. HVG: Intervista a Tünde Bacskó Blikk: Rivelazioni sulla carriera
