Come il cervello riconosce la mano come propria: il segreto nelle onde alfa

Pubblicato: 30/01/2026, 14:27:593 min
Scritto da
Redazione
Categoria: Tecnologia
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Come il cervello riconosce la mano come propria: il segreto nelle onde alfa

L'integrazione multisensoriale e il senso del sé

Ogni giorno compiamo gesti automatici – afferrare una tazza, scrivere, accarezzare – senza dubitare che la mano sia nostra. Questa certezza, definita "body ownership", nasce da un sofisticato processo neurologico. Il cervello integra in tempo reale segnali visivi (vedere la mano), tattili (sentirne il contatto) e motori (comandarne il movimento), creando una coerenza spaziotemporale tra input sensoriali. Quando questi segnali sono sincronizzati, il cervello attribuisce l'arto al "sé". Esperimenti come l'illusione della mano di gomma – in cui stimoli sincroni su una mano finta e quella reale inducono il cervello a "appropriarsi" dell'arto artificiale – dimostrano quanto tale percezione sia plasmabile. Uno studio pubblicato su Nature Communications rivela che la precisione di questo meccanismo dipende da un fattore chiave: le oscillazioni neurali nella banda alfa (8-13.9 Hz). Queste onde, generate nella corteccia parietale, agiscono come un orologio interno che sincronizza l'elaborazione delle informazioni sensoriali. Maggiore è la loro regolarità, più accurata è l'assegnazione del corpo al sé.

Il ritmo alfa: un orologio cerebrale per l'appartenenza corporea

La corteccia parietale, area dedicata all'analisi dei dati sensoriali, utilizza le oscillazioni alfa come riferimento temporale per allineare segnali visivi e tattili. Utilizzando elettroencefalografia (EEG) e stimolazione magnetica transcranica, i ricercatori hanno dimostrato che alterare la frequenza alfa in questa regione modifica la percezione dell'appartenenza della mano. "È come se il cervello campionasse i segnali esterni a intervalli definiti da queste onde", spiega Henrik Ehrsson, neuroscienziato del Karolinska Institutet. Se i segnali arrivano "a tempo" con il picco delle oscillazioni, il cervello li integra efficacemente, rafforzando il senso di proprietà. Al contrario, input discordanti – come un tocco ritardato rispetto al movimento – vengono scartati, prevenendo errori di attribuzione. Questo spiega perché, in condizioni normali, non percepiamo oggetti estranei come parti del corpo.

Verso nuove terapie e tecnologie immersive

Le implicazioni vanno oltre la neuroscienza di base. Disturbi come la schizofrenia o la depersonalizzazione, caratterizzati da alterazioni del senso del sé, potrebbero essere legati a anomalie nelle oscillazioni alfa. Intervenire su questi ritmi aprirebbe strade terapeutiche innovative. In parallelo, la comprensione dei meccanismi di body ownership è cruciale per sviluppare protesi che "sembrino" parte del corpo e ambienti virtuali più persuasivi. "Progettare arti artificiali che inviino segnali tattili sincronizzati con il movimento potrebbe sfruttare i ritmi alfa per aumentare l'embodiment", nota Ehrsson. Allo stesso modo, realtà virtuale e aumentata potrebbero replicare la sincronia multisensoriale per esperienze immersive senza nausea o disorientamento. La ricerca, insomma, illumina un aspetto fondamentale dell'essere umani: riconoscersi in un corpo. Nature Communications Karolinska Institutet - Henrik Ehrsson

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