Nuove evidenze sulla contaminazione atmosferica
Due recenti studi internazionali rivelano che la quantità di nano e microplastiche trasportate dall'aria potrebbe superare di gran lunga le stime precedenti. Ricercatori dell'Institute of Earth Environment cinese hanno sviluppato un metodo innovativo per tracciare queste particelle, dimostrando come i venti trasportino frammenti plastici anche in aree remote. Parallelamente, un team europeo ha quantificato l'usura di pneumatici e asfalto come fonte primaria, responsabile del 30% delle microplastiche atmosferiche in ambienti urbani. La ricerca evidenzia che le particelle sotto i 10 micron rimangono sospese per giorni, percorrendo centinaia di chilometri prima di depositarsi su suolo e acque. Questo meccanismo spiegherebbe la presenza di plastiche in regioni incontaminate come l'Artico, dove si accumulano fino a 10.000 tonnellate annue. Gli scienziati sottolineano che le fonti tradizionali (rifiuti e imballaggi) rappresentano solo una parte del problema, mentre l'abrasione di materiali sintetici durante le attività quotidiane contribuisce a un flusso costante.
Dibattito scientifico e limiti metodologici
Un articolo del Guardian ha recentemente sollevato critiche sulla validità di alcune identificazioni di microplastiche nei tessuti umani, citando possibili errori nelle tecniche analitiche. Tuttavia, gli esperti chiariscono che queste obiezioni riguardano principalmente studi isolati e non invalidano il consenso scientifico consolidato negli ultimi cinque anni. Le metodologie standardizzate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità permettono oggi di distinguere le microplastiche da altri contaminanti con accuratezza superiore al 95%. Il vero nodo critico rimane la quantificazione degli impatti sanitari. Mentre è dimostrato che inaliamo fino a 130 microparticelle al giorno, mancano dati conclusivi sugli effetti a lungo termine. Esperimenti su modelli animali indicano possibili infiammazioni polmonari e stress ossidativo, ma la trasposizione agli esseri umani richiede ulteriori verifiche.
Verso strategie di mitigazione
La crescente consapevolezza ha spinto l'Unione Europea a includere l'inquinamento da microplastiche atmosferiche nella nuova direttiva sulla qualità dell'aria (2023). Misure prioritarie includono l'adozione di materiali alternativi per pneumatici e tessuti, oltre a filtri avanzati negli impianti industriali. Progetti pilota come CLEAR stanno testando rivestimenti stradali a bassa abrasione, con risultati promettenti (-40% di particelle rilasciate). Nonostante i progressi, gli scienziati avvertono: senza interventi sistemici, le emissioni globali di microplastiche nell'aria potrebbero triplicare entro il 2040. La soluzione richiede un approccio integrato che combini innovazione tecnologica, politiche industriali rigorose e monitoraggio continuo. Institute of Earth Environment The Guardian European Commission CORDIS
