La circolazione virale del fotomontaggio
Un’immagine manipolata, ritraente una presunta prima pagina di Libero datata 25 gennaio 2026, ha invaso i social network nelle ultime ore. La pagina falsificata riporta un titolo sensazionalistico — “Arriva l’ICE a Milano, panico tra i maranza” — accompagnato da commenti che la definiscono “oltre la satira di Lercio”. Le condivisioni, partite già dal 25 gennaio su Threads e proliferate su Facebook il giorno successivo, hanno alimentato polemiche contro il quotidiano, accusato di eccessi narrativi. Tuttavia, l’origine della pubblicazione non è riconducibile alla redazione di Libero, né corrisponde a un’edizione realmente stampata o digitale. L’analisi iniziale conferma che si tratta di un fotomontaggio artigianale, senza utilizzo di intelligenza artificiale. La scelta di associare l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), agenzia statunitense, a episodi di criminalità giovanile milanese (“maranza”) rivela un intento provocatorio, sfruttando temi polarizzanti come immigrazione e sicurezza. La condivisione ha sfruttato dinamiche tipiche della disinformazione: contenuti decontestualizzati, toni apocalittici e riferimenti a testate reali per legittimare la falsità.
Gli elementi che smascherano la manipolazione
Tre indizi chiave confermano l’inautenticità della prima pagina. Innanzitutto, il font del titolo principale differisce nettamente da quello storico di Libero, più squadrato e spesso. In secondo luogo, consultando gli archivi del quotidiano, la vera edizione del 25 gennaio 2026 titolava su altri argomenti, privi di riferimenti all’ICE o ai “maranza”. Terzo elemento: l’assenza di firma dell’autore o del vignettista, prassi invece obbligatoria in casi di satira o approfondimenti controversi. Ulteriori verifiche tecniche evidenziano incongruenze nella grafica, come l’allineamento irregolare dei testi e l’uso di un logo leggermente sfocato rispetto allo standard. Libero non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma fonti interne smentiscono la pubblicazione, definendola “una bufala costruita per danneggiare la credibilità del giornale”. Il caso ricorda precedenti operazioni di fake news contro testate mainstream, dove fotomontaggi rudimentali vengono strumentalizzati per alimentare divisioni politiche o screditare il giornalismo.
Reazioni e impatto sul dibattito pubblico
La diffusione del falso ha scatenato reazioni contrastanti. Da un lato, utenti e attivisti hanno utilizzato l’immagine per rinnovare critiche a Libero, storico bersaglio per i suoi toni polemici su immigrazione e cronaca nera. Dall’altro, esperti di comunicazione hanno sottolineato i rischi di queste manipolazioni, capaci di distorcere il dibattito pubblico anche quando smascherate. “Il danno è duplice: si delegittima una testata, ma si mina anche la capacità dei lettori di discernere notizie reali da finte”, spiega Laura Boldrini, presidente della Commissione Difesa Diritti Umani. La vicenda solleva interrogativi sulla disinformazione “fai da te”, sempre più accessibile grazie a strumenti di editing semplici. A differenza dei deepfake, questi contenuti richiedono minori competenze tecniche, ma possono comunque raggiungere milioni di persone sfruttando polarizzazione e algoritmi social. Organizzazioni come Pagella Politica invitano a verificare sempre le fonti primarie: “Bastano pochi minuti per confrontare un’immagine con gli archivi online dei giornali, un passo cruciale per fermare la viralità delle bufale”. Fonti: Pagella Politica Open Archivi di Libero
