Drops of God, la serie cult su Apple TV che tutti ignorano nonostante i record

Pubblicato: 28/01/2026, 06:50:133 min
Scritto da
Maria Gloria Domenica
Categoria: Spettacolo
Condividi:
#serie #apple #rotten tomatoes #nonostante #drops god #stagione
Drops of God, la serie cult su Apple TV che tutti ignorano nonostante i record

Un adattamento inaspettato dal manga

Basata sull’omonimo manga bestseller di Tadashi Agi e Shu Okimoto, Drops of God (Les Gouttes de Dieu nella versione francese) rappresenta un esperimento narrativo audace. La serie, co-prodotta da Apple TV+, France Télévisions e Hulu Japan, mescola dramma familiare, thriller legale e viaggio sensoriale nel mondo del vino. Protagonisti sono Camille (Fleur Geffrier), ereditiera parigina costretta a sfidare il brillante enologo Issei Tomine (Tomohisa Yamashita) per ottenere l’eredità del padre. La trama, sviluppata tra Francia e Giappone, esplora conflitti culturali e identitari attraverso metafore enologiche, mantenendo fedeltà allo spirito del fumetto pur adattandone le ambientazioni. Nonostante il budget limitato, la produzione brilla per cura dei dettagli: dalle riprese nelle cantine della Borgogna alle accurate descrizioni dei profili aromatici. Un lavoro di squadra internazionale, con sceneggiatori francesi e giapponesi, che spiega la coerenza narrativa nonostante i salti geografici.

Numeri da capogiro, silenzio assordante

I dati parlano chiaro: 8.1/10 su IMDb, con picchi di 8.5 per il finale della prima stagione. Su Rotten Tomatoes, il 93% di approvazione da critica e pubblico per la stagione d’esordio, l’86% per la seconda (in corso). Numeri superiori a produzioni TV più acclamate (The Morning Show si ferma all’83%), ma in Italia la serie naviga nell’indifferenza. Nessun trend social, zero copertura mediatica mainstream. Un paradosso, considerando che il mercato italiano è tra i top 5 per consumo di contenuti enogastronomici in streaming (Statista 2023). Gli algoritmi potrebbero essere complice: Apple TV+ non l’ha inserita tra i titoli in evidenza per il nostro Paese, privilegiando produzioni anglofone. Eppure, come nota Rotten Tomatoes, si tratta di uno dei rari casi in cui l’adattamento live-action supera il materiale originale per profondità psicologica.

Il vino come linguaggio universale

Il vero protagonista è il vino, trattato non come status symbol ma come codice emotivo. Ogni episodio lega un’etichetta a un momento di svolta: il Château Le Pin 1998 accompagna la rivelazione di un segreto di famiglia, lo Chave Hermitage 2009 scandisce una riconciliazione. Scelte non casuali: i vini sono selezionati dall’esperto Kenichi Ohashi, consulente della serie. Questa stratificazione tematica spiega l’appeal trasversale. Come dimostra uno studio di IMDb, il 41% degli spettatori under 35 ha iniziato a documentarsi sui vitigni dopo la visione. Un effetto educativo inatteso, che ribalta gli stereotipi sulle serie "di nicchia". Con la seconda stagione in corso, Drops of God potrebbe diventare il primo fenomeno culturale nato dall’intersezione tra enologia e televisione d’autore. Rotten Tomatoes IMDb Statista

Commenti

Caricamento commenti…