Appello per uno scambio di prigionieri
Otto uomini condannati all’ergastolo per l’attentato al ponte di Crimea nel 2022 hanno inviato martedì una richiesta congiunta di rilascio, sostenendo di non essere a conoscenza dei piani orchestrati da Kyiv. Provenienti da Russia, Ucraina e Armenia, i condannati si sono rivolti a Vladimir Putin, al presidente statunitense Donald Trump e al leader ucraino Volodymyr Zelensky, chiedendo di essere inclusi in eventuali negoziati per scambi di prigionieri. "Siamo otto persone normali che lavoravano per mantenere le famiglie. Ora siamo definiti 'terroristi' e condannati a una morte lenta nelle prigioni russe", si legge nel documento ottenuto da fonti legali. L’esplosione del 2022, che uccise cinque persone e danneggiò gravemente l’infrastruttura strategica, è stata rivendicata dalle autorità ucraine solo mesi dopo. I condannati, incarcerati nel 2023, hanno sempre negato ogni coinvolgimento operativo, affermando di essere stati "ingannati" da contatti di cui ignoravano le reali intenzioni.
Simbolo conteso e attacchi ripetuti
Il ponte di Crimea, completato nel 2018 dopo l’annessione russa della penisola, rappresenta per Mosca un capolavoro ingegneristico e un emblema del controllo sul territorio. L’attentato del 2022 – seguito da due ulteriori attacchi nel 2023 e 2025 – ha reso l’infrastruttura un bersaglio militare prioritario per Kyiv, che la considera una via di rifornimento per le truppe russe. Fonti di intelligence occidentali hanno confermato il ruolo dell’Ucraina negli attacchi successivi, definendoli "operazioni legittime di difesa". Tuttavia, il primo attentato rimane oggetto di controversie giudiziarie: i legali degli otto condannati sostengono che le prove siano state costruite attraverso "confessioni estorte" e dati di localizzazione non verificati.
Reazioni politiche e scenari futuri
La richiesta di rilascio arriva in un momento di stallo nei negoziati diplomatici, con Mosca e Kyiv che negano contatti diretti su scambi di prigionieri. Il Cremlino ha bollato l’appello come "propaganda", mentre un portavoce di Zelensky ha ribadito che "l’Ucraina non abbandona i suoi cittadini", senza però confermare piani specifici. Analisti del Institute for Security Studies evidenziano che casi simili potrebbero essere usati come leva in eventuali trattative, specie se sostenuti da mediatori internazionali. Intanto, organizzazioni per i diritti umani come Human Rights Watch denunciano le condizioni carcerarie dei condannati, definendole "disumane". Reuters, Meduza
