Il trauma di una scena simbolo
"Mi conoscete per una scena hard in cui mi viene ficcata la testa nel gabinetto. C'è chi ci ha costruito una fortuna". Con queste parole strazianti, Sandy Balestra, ex attrice pornografica e politica svizzera, ha rotto il silenzio durante la puntata del 25 gennaio de Le Iene. Classe 1975, Balestra ha descritto il mondo del porno come "l'inizio di un incubo", sfatando il mito dei "facili guadagni". Il riferimento alla celebre scena del 1993 – girata sotto la regia di Rocco Siffredi, mai nominato esplicitamente – è diventato per lei un marchio indelebile, simbolo di umiliazione e sfruttamento. L'ex attrice, oggi lontana dalle scene, ha sottolineato come quell'immagine abbia definito la sua identità pubblica, oscurando tutto il resto: "Quella scena è diventata la mia prigione. Mentre altri ci lucravano, io affrontavo conseguenze che nessuno racconta". Un passato che continua a perseguitarla, nonostante la carriera sia terminata da anni.
Dalle luci della ribalta al declino personale
Balestra ha tracciato un parallelo agghiacciante tra la breve popolarità e il crollo personale. Dopo l'esordio nel cinema hard a 18 anni, la sua vita è precipitata in una spirale di problemi legali e psicologici. Nel 2011 è stata condannata dal tribunale penale ticinese per traffico di cocaina, un episodio che lei collega direttamente al trauma post-industria pornografica: "Il set era solo l'inizio. Poi sono arrivati il vuoto, le dipendenze, la criminalizzazione". Oggi, a 49 anni, denuncia la mancanza di tutele per le performer: "Ti spogliano di tutto, anche della dignità. E quando non servi più, sei sola". La sua testimonianza accende i riflettori sulle ombre di un settore che, secondo i dati del 2023 dell'Osservatorio Pornhub, muove 97 milioni di euro al giorno a livello globale, spesso senza garanzie per chi vi lavora.
Il dibattito sull'industria adulta
Il monologo di Balestra riapre il confronto sulle condizioni nel porno. Organizzazioni come Pornhub Insights evidenziano numeri in crescita, ma associazioni per i diritti dei lavoratori, tra cui SWAN, denunciano abusi sistemici. La stessa Balestra ha invitato a "guardare oltre l'illusione": "Se oggi parlo, è per chi ancora crede che sia una scelta libera. La realtà è diversa". La sua storia, raccontata anche da La Repubblica in un focus sul post-carriera delle star hard, solleva domande etiche irrisolte. Mentre l'industria celebra l'apparenza del consenso, voci come la sua ricordano che per molti il "libero arbitrio" è un lusso inesistente. Le Iene - Mediaset SWAN Human Rights La Repubblica
