Un simbolo che misura l’apocalisse
Il Doomsday Clock, l’orologio simbolico creato nel 1947 dagli scienziati del Bulletin of Atomic Scientists per misurare la prossimità dell’umanità all’autodistruzione, ha raggiunto il punto più critico della sua storia: 85 secondi alla mezzanotte. L’annuncio, diffuso martedì 23 gennaio, segna un peggioramento di quattro secondi rispetto al 2023 (89 secondi) e supera il precedente record del 2020 (100 secondi). La mezzanotte rappresenta l’apocalisse nucleare, climatica o tecnologica, e questa regolazione riflette un giudizio senza precedenti sulla fragilità del sistema internazionale. L’aggiornamento non è una previsione, ma un monito basato su analisi scientifiche e geopolitiche. Come spiegato dalla presidente del Bulletin, Alexandra Bell, durante la conferenza stampa: "Siamo di fronte a minacce simultanee che interagiscono in modo imprevedibile. La finestra per agire si sta chiudendo". Il meccanismo, inizialmente focalizzato sul rischio atomico, oggi incorpora fattori multidimensionali, dalla crisi climatica all’ascesa dell’intelligenza artificiale non regolamentata.
Le minacce moltiplicate
Tre driver principali hanno spinto le lancette in avanti: l’escalation nucleare, con la guerra in Ucraina e le tensioni tra Stati Uniti, Cina e Corea del Nord; gli eventi climatici estremi, che nel 2023 hanno infranto ogni record termico; e le tecnologie disruptive, tra cui l’IA generativa e le armi autonome. La combinazione di questi elementi, secondo il comitato di esperti, crea un “ambiente tossico” dove errori di calcolo o incidenti tecnologici potrebbero innescare effetti a catena irreversibili. Particolare preoccupazione suscita la mancanza di governance globale. Mentre nel 1991, con la firma del trattato START e il crollo dell’URSS, l’orologio segnava 17 minuti dalla mezzanotte (il minimo rischio storico), oggi dialoghi multilaterali come la COP28 o il riesame del TNP (Trattato di non proliferazione) mostrano risultati deludenti. Senza un’inversione di rotta coordinata, avvertono gli scienziati, conflitti regionali e collassi ecologici potrebbero convergere in una crisi sistemica.
Dalla Guerra Fredda all’era della complessità
Il Doomsday Clock nacque come risposta alla corsa nucleare, ma negli anni ha ampliato il suo raggio d’azione. Se tra il 1953 (2 minuti alla mezzanotte dopo i test termonucleari) e il 1991 il pendolo oscillò tra speranze e ricadute, dal 2007 il cambiamento climatico entrò formalmente nei criteri di valutazione. La soglia dei 100 secondi, superata nel 2020, aveva già segnalato l’ingresso in un’era di “pericolo permanente”, ma il 2024 certifica una nuova fase: l’accelerazione sincronizzata delle crisi. Il messaggio chiave, tuttavia, rimane propositivo. Come sottolinea Rachel Bronson, CEO del Bulletin: "L’orologio è un simbolo, non una condanna. Spetta ai leader politici e alla società civile riavvolgere le lancette". Tra le priorità indicate: rilanciare i negoziati sul disarmo, accelerare la transizione energetica e stabilire protocolli etici per l’IA. La mezzanotte, insomma, non è un destino, ma un avvertimento calibrato su dati concreti. Bulletin of Atomic Scientists Reuters CNN
