I dati forniti dal programma Copernicus confermano che il 2025 si è attestato come il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale, posizionandosi immediatamente dopo il 2024, anno che ha stabilito il record assoluto di temperatura media. Sebbene l'assenza di un nuovo primato possa superficialmente suggerire una pausa nel riscaldamento, gli esperti sottolineano come questa fluttuazione sia pienamente inserita nella variabilità naturale del sistema climatico, non indicando affatto un'inversione di tendenza. La temperatura media globale nel 2025 si è mantenuta a circa +1,47°C rispetto ai livelli preindustriali, una cifra che, seppur inferiore al picco di +1,60°C raggiunto l'anno precedente, mantiene il pianeta in una zona di allarme climatico persistente. Questo lieve decremento è spesso correlato al passaggio da un evento El Niño particolarmente intenso, che tende a spingere le temperature verso l'alto, verso fasi più neutre o deboli di La Niña, che esercitano un leggero effetto di raffreddamento temporaneo. L'analisi di un singolo anno, dunque, è fuorviante se isolata dal contesto decennale.
Consolidamento del Riscaldamento a Lungo Termine
L'indicatore cruciale per comprendere lo stato del clima non risiede nella classifica annuale, ma nell'analisi del trend di lungo periodo, e qui i dati sono inequivocabili. Gli ultimi undici anni consecutivi rappresentano l'undicina più calda registrata dall'inizio delle rilevazioni storiche, un fatto che cementa l'esistenza di un riscaldamento di fondo ormai strutturale e consolidato. Il fatto che il 2025 non abbia superato il 2024 non implica un ritorno alla "normalità climatica" pre-industriale, ma piuttosto la conferma che le emissioni antropogeniche continuano a forzare il sistema verso condizioni termiche sempre più estreme. La persistenza di temperature così elevate, anche in assenza di un nuovo record, segnala che gli effetti cumulativi dei gas serra stanno mantenendo il sistema energetico terrestre in uno stato di disequilibrio termico significativo.
Variabilità Naturale Maschera la Crisi Strutturale
La leggera diminuzione registrata nel 2025 rispetto al picco del 2024 evidenzia come i cicli naturali, come quelli oceanici, possano modulare le temperature superficiali su base annuale, ma non sono in grado di annullare la spinta impressa dal cambiamento climatico di origine umana. Il passaggio da un forte El Niño a condizioni più temperate o a una debole La Niña spiega la variazione interannuale, ma non altera la traiettoria di fondo che vede il pianeta accumulare calore. Gli scienziati di Copernicus ribadiscono che l'attenzione deve rimanere focalizzata sulla traiettoria decennale e secolare, dove il segnale di riscaldamento è inequivocabile e non mostra segni di rallentamento strutturale, nonostante le fluttuazioni annuali.
