Dalla metafora delle “vene aperte” di Eduardo Galeano alle tensioni geopolitiche attuali
Dalle “vene aperte” di Galeano al nuovo secolo latinoamericano
Quando Eduardo Galeano pubblicò “Le vene aperte dell’America Latina”, descrisse un continente sistematicamente sfruttato, dalla conquista coloniale allo strapotere delle compagnie straniere sul rame cileno, sul petrolio venezuelano e su molte altre risorse strategiche. Quella metafora delle “vene aperte”, pensata in piena Guerra fredda, è tornata sorprendentemente attuale nel XXI secolo, mentre il subcontinente resta al centro di contese energetiche, militari e finanziarie che coinvolgono Stati Uniti, Europa e potenze emergenti come la Cina.
Oggi, dal Cile al Venezuela, si osserva una continuità di fondo: la difficoltà dei Paesi latinoamericani nel trasformare le ricchezze naturali in sviluppo inclusivo e sovranità piena. Le oscillazioni fra governi progressisti e governi più allineati a Washington hanno spesso prodotto cicli di riforma e controriforma, senza sciogliere i nodi storici della dipendenza economica, dell’elevata disuguaglianza sociale e della fragilità istituzionale.
La crisi aperta in Venezuela con il blitz statunitense del 3 gennaio 2026 è emblematica di questa lunga storia di interferenze e contro-interferenze regionali. Un’analisi dettagliata delle dinamiche interne venezuelane e delle reazioni globali è offerta, ad esempio, dall’articolo de l’Università di Milano su instabilità interna e tensioni globali del Venezuela, che collega la vicenda di Caracas a un più ampio riassetto dei rapporti di forza nell’emisfero occidentale.
