Trump ridisegna l'ordine mondiale: isolazionismo e potenza

Pubblicato: 10/01/2026, 07:20:344 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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Trump ridisegna l'ordine mondiale: isolazionismo e potenza
La nuova strategia estera americana abbandona 80 anni di continuità diplomatica

La seconda presidenza di Donald Trump segna una rottura radicale con otto decenni di politica estera americana. Attraverso aranceli, minacce militari e negoziati bilaterali, Trump persegue una strategia transazionale che privilegia gli interessi nazionali statunitensi, indebolendo le alleanze tradizionali e ridefinendo i rapporti globali.

Una rottura con il passato: il nuovo corso della diplomazia americana

La politica estera di Trump durante la sua prima presidenza (2017-2021) si caratterizzò per l'imprevisibilità e il rifiuto dei compromessi internazionali. Oggi, nella sua seconda legislatura, questa tendenza si radicalizza ulteriormente. Secondo gli analisti, Trump rompe con otto decenni di continuismo diplomatico, sostituendo la logica delle alleanze multilaterali con una visione puramente transazionale basata sul potere militare ed economico.

Il documento sulla Strategia di Sicurezza Nazionale presentato dall'amministrazione Trump ridefinisce completamente le relazioni americane con il resto del mondo. Europa, tradizionale alleata, viene descritta come confusa e incapace di affrontare autonomamente le sfide globali. Canada e altri partner commerciali sono minacciati di aranceli massicci, indipendentemente dal loro status di alleati storici.

Questa nuova visione non rappresenta un semplice aggiustamento tattico, ma una trasformazione filosofica della politica estera americana. Trump abbandona l'idea che le istituzioni multilaterali come la NATO e l'ONU possano essere strumenti efficaci, preferendo negoziati diretti e bilaterali dove gli Stati Uniti possono esercitare il massimo della loro leva economica e militare.

Aranceli, minacce militari e transazionalismo economico

La strategia commerciale di Trump rappresenta un'estensione della sua logica di potenza nel campo economico. Gli aranceli vengono imposti indiscriminatamente a paesi vicini come Canada e Messico, nonché ai principali partner commerciali, creando incertezza nei mercati globali. Questa politica protezionista non segue regole convenzionali, ma risponde esclusivamente agli obiettivi geopolitici dell'amministrazione.

Parallelamente, Trump utilizza la minaccia di intervento militare come strumento di pressione diplomatica. Suggerisce il dispiegamento di truppe americane in Nigeria per proteggere i cristiani, a Gaza per mantenere la sicurezza, e nel Caribe per contrastare Venezuela. Questi annunci non sono semplici dichiarazioni retoriche, ma parte di una strategia coerente di massimizzazione della pressione su avversari e alleati.

La sospensione della ayuda militar a Ucrania a marzo, condizionata all'autorizzazione di investimenti americani per l'estrazione di minerali strategici, esemplifica perfettamente questo approccio. Anche il supporto ai tradizionali alleati diventa negoziabile, subordinato a vantaggi economici immediati per gli Stati Uniti.

I tre fronti della nuova guerra fredda: Medio Oriente, Ucraina e Cina

La strategia di Trump si concentra su tre aree geografiche critiche. Nel Medio Oriente, l'amministrazione mostra disinteresse per la complessa storia della regione, preferendo imporre soluzioni attraverso la forza e le sanzioni economiche. Riguardo all'Iran, Trump aumenta la pressione con sanzioni e minacce militari, abbandonando completamente l'approccio negoziale che aveva caratterizzato gli ultimi anni.

In Ucraina, Trump persegue negoziati bilaterali diretti con Russia e Ucraina, escludendo deliberatamente la NATO e l'Unione Europea. Questa scelta indebolisce significativamente l'alleanza atlantica e crea incertezza tra i partner europei, che temono di perdere la protezione americana. Il pragmatismo di Trump non contempla compromessi ideologici, solo transazioni di potere.

La guerra commerciale con la Cina rappresenta il terzo pilastro della strategia. Trump utilizza aranceli e minacce economiche per contenere l'influenza cinese, ma senza una visione coerente di lungo termine. Questa logica transazionale si estende anche all'America Latina, dove gli Stati Uniti aumentano la loro presenza militare nel Caribe e minacciano interventi diretti contro governi percepiti come ostili.

Le conseguenze globali: alleanze ridefinite e nuovo imperialismo

Le politiche di Trump generano una ridefinizione radicale delle alleanze globali. Canada ha già dichiarato che la relazione stretta con Washington è terminata e sta cercando nuove partnership con l'Europa. Questo rappresenta un cambiamento storico nelle relazioni nordamericane, con conseguenze ancora difficili da prevedere completamente.

L'Europa, tradizionalmente protetta dall'ombrello americano, si trova ora costretta a ripensare la propria autonomia strategica. Il documento sulla Strategia di Sicurezza Nazionale avverte addirittura di una possibile scomparsa dell'identità europea nei prossimi due decenni, riflettendo la visione pessimistica dell'amministrazione Trump riguardo alle capacità europee di autodifesa.

Paradossalmente, mentre Trump promette di terminare le guerre interminabili americane, la sua strategia di massimizzazione della pressione militare ed economica rischia di creare nuove instabilità globali. L'approccio transazionale, privo di principi ideologici o istituzionali, rappresenta un nuovo imperialismo basato esclusivamente sulla capacità di esercitare potenza, senza alcun impegno verso la stabilità internazionale di lungo termine.

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