Rimpatri Difficili: Ordini Ignorati e Ricorsi Bloccano l'Italia

Pubblicato: 09/01/2026, 09:31:505 min
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Redazione
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Rimpatri Difficili: Ordini Ignorati e Ricorsi Bloccano l'Italia

L'Intreccio Burocratico e la Fuga dei Destinatari

Nonostante le rassicurazioni del Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi sull'incremento delle espulsioni, la realtà sul campo evidenzia una complessa resistenza all'effettivo rimpatrio di stranieri che hanno commesso reati sul territorio italiano. I dati mostrano una crescita costante: dai 4.304 rimpatri del 2022 si prevede di arrivare a quasi 7.000 nel 2025, un aumento significativo che, tuttavia, non basta a placare l'indignazione pubblica di fronte a casi eclatanti, come quelli che hanno portato alla tragica perdita di vite innocenti. La difficoltà non risiede tanto nella decisione amministrativa di espellere, quanto nella sua esecuzione pratica. Un ordine di allontanamento, una volta notificato, spesso si scontra con la sparizione del destinatario. Questi individui, consapevoli delle procedure e delle scadenze, si rendono irreperibili, sfruttando la latenza tra la notifica e l'eventuale rintraccio successivo, spesso a seguito di un nuovo controllo o di un arresto per altri motivi. Questa tattica dilatoria vanifica l'efficacia immediata dell'atto amministrativo, trasformando l'espulsione da misura immediata a obiettivo a lungo termine, se non impossibile da raggiungere. La sfida logistica e legale è amplificata dalla capacità di questi soggetti di eludere i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). L'uso sistematico di identità multiple e alias consente loro di navigare il sistema, rendendo complessa la verifica univoca della loro posizione e ritardando l'ingresso nelle strutture dedicate. Inoltre, l'accompagnamento coatto verso il paese d'origine rappresenta un onere non indifferente per le forze dell'ordine e per le casse dello Stato. Ogni scorta aerea o terrestre richiede risorse significative, sottraendo personale ad altre attività di controllo del territorio. Come analizzato da Il Corriere della Sera, questa inefficienza operativa è un fattore chiave che rallenta l'intero meccanismo di allontanamento, trasformando una procedura che dovrebbe essere rapida in un percorso a ostacoli.

Gli Accordi Bilaterali: Il Nodo Geopolitico

Un altro elemento critico che mina l'efficacia dei rimpatri forzati risiede nella dimensione internazionale e negli accordi bilaterali tra l'Italia e i paesi di origine. L'efficacia di un'espulsione dipende intrinsecamente dalla volontà e dalla capacità del paese terzo di riammettere i propri cittadini. In molti casi, la cooperazione è insufficiente o selettiva. Prendiamo ad esempio la Tunisia, un paese cruciale per i flussi migratori nel Mediterraneo: la sua disponibilità a riprendere i propri connazionali è rigidamente contingentata. Le autorità tunisine, spesso per ragioni di ordine interno o per la difficoltà di identificare con certezza i rimpatriandi, impongono quote massime settimanali, come il limite di ottanta persone a settimana menzionato nelle analisi recenti. Questo collo di bottiglia amministrativo internazionale impedisce di smaltire rapidamente le liste di espulsione accumulate in Italia, indipendentemente dalla volontà del Ministero dell'Interno. Queste restrizioni geopolitiche si traducono in un accumulo di persone che, pur avendo ricevuto un ordine di espulsione definitivo, rimangono sul territorio italiano in uno stato di limbo amministrativo, spesso in attesa di un posto su un volo di rientro che potrebbe non arrivare per mesi. La situazione è aggravata dalla difficoltà di ottenere i documenti di viaggio necessari da ambasciate e consolati stranieri, che talvolta operano con lentezza esasperante o rifiutano del tutto la collaborazione per i rimpatri coatti. Secondo studi sulla analisi delle politiche migratorie, la leva diplomatica è spesso l'unica arma a disposizione, ma la sua efficacia è variabile e soggetta a negoziazioni politiche complesse che non sempre privilegiano la rapidità delle espulsioni.

La Risposta Istituzionale: Aumento dei Numeri, Ma Non della Certezza

Nonostante le difficoltà strutturali, è innegabile che le autorità italiane stiano intensificando gli sforzi per rendere i rimpatri più concreti. L'aumento del 55 per cento nei rimpatri forzati tra il 2022 e il 2025, con cifre che superano le 5.400 unità previste per il 2024, testimonia un impegno operativo maggiore, forse anche grazie a nuove strategie di coordinamento tra Questure, Prefetture e Forze di Polizia. Questo incremento, difeso con fermezza dal Ministro Piantedosi, suggerisce un miglioramento nell'efficienza dei meccanismi di identificazione e trasferimento. Tuttavia, l'incremento percentuale non elimina il problema della "certezza" dell'allontanamento per chi è destinato all'espulsione. Un ordine ignorato o un ricorso accolto, anche temporaneamente, può bloccare l'intero processo. I ricorsi amministrativi e giurisdizionali rappresentano l'ultima, ma potentissima, barriera legale. Ogni individuo ha il diritto di impugnare un decreto di espulsione, e i tempi della giustizia amministrativa, seppur snelli rispetto ad altri ambiti, possono comunque protrarsi quel tanto che basta per far scadere le finestre operative per il rimpatrio. La giurisprudenza italiana, nel bilanciare il diritto alla difesa con l'interesse pubblico alla sicurezza e all'ordine pubblico, crea spazi di manovra che vengono sistematicamente sfruttati. Per approfondire le dinamiche legali, si possono consultare le analisi della rivista giuridica Altricolori, che spesso evidenziano come le garanzie costituzionali, seppur fondamentali, possano essere utilizzate per ritardare indefinitamente l'esecuzione del provvedimento. L'aumento dei numeri è un segnale positivo, ma la vera misura del successo sarà la riduzione del tempo medio tra l'emissione dell'ordine e l'effettivo allontanamento dal territorio nazionale.

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