L'Istituto del Sacro Cuore di Formia ha comunicato l'interruzione improvvisa del centro diurno per donne con disabilità, causando disorientamento nelle famiglie e sofferenza nelle ospiti. La decisione, legata a una trasformazione organizzativa verso una Residenza Sanitaria Assistenziale, è stata annunciata senza preavviso.
L'interruzione improvvisa del servizio
Il centro diurno dell'Istituto del Sacro Cuore di Formia ha cessato le attività il 9 gennaio 2026, sorprendendo famiglie e operatori. Uno dei servizi più efficienti della provincia, che da anni ospitava donne con handicap motori e psichici, ha comunicato la sospensione quando doveva riprendere dopo le festività natalizie. La comunicazione è arrivata senza preavviso, lasciando le famiglie in uno stato di shock e difficoltà organizzativa.
Le ospiti del centro si trovano ora in uno stato di sofferenza emotiva significativa. Per molte di loro, il servizio rappresentava una ragione di vita quotidiana, uno spazio strutturato dove ricevere assistenza specializzata e socializzazione. L'interruzione improvvisa ha privato queste donne di un punto di riferimento essenziale, senza dare alle famiglie il tempo necessario per organizzare soluzioni alternative.
Secondo quanto riportato dai familiari, il servizio includeva anche il trasporto garantito dai servizi socioassistenziali della Asl. L'interruzione ha quindi colpito non solo l'aspetto assistenziale, ma anche la mobilità delle ospiti, creando una situazione di isolamento ancora più critica per persone con difficoltà motorie.
Le motivazioni della trasformazione organizzativa
L'Istituto ha fornito una motivazione formale per l'interruzione: la struttura sta affrontando una trasformazione organizzativa per diventare una Residenza Sanitaria Assistenziale (Rsa) con autorizzazione regionale. Questo cambio di modello gestionale rappresenta un passaggio significativo nella struttura della struttura, che comporta modifiche nei servizi offerti e nelle modalità operative.
Tuttavia, secondo i familiari, fino a due giorni prima dell'interruzione questo passaggio non includeva la chiusura del centro diurno. La decisione sembra essere stata presa in tempi molto brevi, senza consultazione preventiva con le famiglie o con gli enti locali competenti. Questa mancanza di comunicazione anticipata ha generato frustrazione e preoccupazione tra i parenti delle ospiti.
La trasformazione verso una Rsa comporta requisiti normativi e organizzativi diversi rispetto a un centro diurno. Tuttavia, la comunità locale e le famiglie si interrogano sulla possibilità di gestire il passaggio in modo meno traumatico, mantenendo almeno temporaneamente i servizi diurni per le ospiti già in carico.
La reazione delle famiglie e delle istituzioni
I familiari delle ospiti hanno reagito prontamente alla notizia, inviando una lettera aperta all'Istituto del Sacro Cuore e coinvolgendo le istituzioni locali. La comunicazione è stata indirizzata al sindaco di Formia e al dirigente del Settore Servizi Sociali del Comune, chiedendo intervento e chiarimenti sulla situazione. Questa mobilitazione riflette la gravità percepita della situazione e la determinazione delle famiglie nel tutelare i diritti delle loro congiunte.
Un familiare ha dichiarato: «Per noi è stato un colpo durissimo perché vediamo queste ragazze in uno stato di sofferenza. Quel centro per loro era una ragione di vita. Non si può interrompere un servizio in questo modo, senza neppure dare il tempo alle famiglie di organizzarsi per attutire l'impatto emotivo per le ospiti, oltre che organizzativo. Queste parole evidenziano il disagio profondo causato dalla decisione.
La situazione ricorda il caso Herasmus di circa un anno fa, quando si verificò un'interruzione simile di servizi per persone vulnerabili. Questo parallelo storico ha amplificato le preoccupazioni della comunità locale, suggerendo un possibile pattern di gestione problematica dei servizi sociali nella zona.
Prospettive e questioni aperte
La vicenda solleva interrogativi importanti sulla pianificazione dei servizi sociali e sulla tutela dei diritti delle persone con disabilità. La trasformazione di una struttura non dovrebbe comportare l'interruzione improvvisa dei servizi già attivi, soprattutto quando questi sono essenziali per il benessere psicofisico degli ospiti. Le istituzioni locali dovranno valutare se sono stati rispettati i protocolli di comunicazione e transizione.
Rimane da chiarire quale sarà il futuro delle donne attualmente ospiti del centro diurno. Potranno continuare a usufruire di servizi analoghi presso altre strutture? La Rsa che nascerà dalla trasformazione includerà servizi diurni? Queste domande rimangono senza risposta e alimentano l'incertezza delle famiglie.
La comunità di Formia e le istituzioni competenti dovranno affrontare questa situazione con urgenza, cercando soluzioni che garantiscano continuità assistenziale e rispetto della dignità delle persone con disabilità. Solo attraverso un dialogo costruttivo tra l'Istituto, le famiglie e gli enti locali sarà possibile trovare un percorso che tuteli veramente i diritti e il benessere di queste donne vulnerabili.
