In 20 contro 4: quando il gruppo sbaglia più del singolo

Pubblicato: 08/01/2026, 20:03:382 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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In 20 contro 4: quando il gruppo sbaglia più del singolo
Perché nelle decisioni collettive i compagni non hanno sempre ragione

Partendo dalla provocazione “In 20 contro 4: i compagni sbagliano sempre”

La tentazione di fidarsi sempre della maggioranza

L’idea che “se siamo in tanti, sbaglieremo di meno” è profondamente radicata nel nostro modo di pensare: nei team di lavoro, nelle assemblee scolastiche, nelle riunioni aziendali e persino nelle chat di gruppo, la maggioranza viene spesso percepita come automaticamente più saggia del singolo. Eppure diversi studi mostrano che le decisioni collegiali non sono necessariamente più equilibrate o razionali di quelle individuali, e in alcuni casi possono perfino peggiorarle, come evidenziato da analisi sulle decisioni di gruppo rispetto a quelle individuali. Questa distanza tra ciò che crediamo e ciò che accade davvero è il punto di partenza del tema “In 20 contro 4: i compagni sbagliano sempre”.

Quando ci troviamo in minoranza, la pressione implicita o esplicita a conformarci al parere dei più può portare a mettere in dubbio le nostre stesse valutazioni, anche quando sono fondate. Nelle dinamiche di gruppo, inoltre, entrano in gioco bias cognitivi e meccanismi di influenza sociale che possono amplificare gli errori invece di correggerli, come mostrano molti contributi di psicologia sociale e di psicologia delle organizzazioni, ad esempio nei materiali accademici sulle decisioni di gruppo e regole decisionali. Il risultato è che il numero dei partecipanti non garantisce di per sé una qualità superiore delle scelte.

La formula "In 20 contro 4" richiama una situazione molto concreta: una minoranza convinta della propria posizione si scontra con una maggioranza altrettanto sicura della propria. In questi casi l’errore non sta solo nel fatto che qualcuno “sbaglia”, ma nel modo in cui il gruppo gestisce il dissenso, ascolta (o non ascolta) le argomentazioni e organizza il processo decisionale. Secondo la prospettiva lewiniana sul gruppo come campo di forze, il comportamento non dipende solo dalle caratteristiche individuali ma dall’intero contesto relazionale, come spiegato nella riflessione su gruppo, ambiente psicologico e dinamiche di influenza. Per comprendere perché i “compagni” possano sbagliare, occorre quindi guardare non solo alle persone, ma alla struttura stessa del gruppo.

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