Il ‘corollario Trump’ alla dottrina Monroe segna un ritorno all’isolazionismo americano focalizzato sulle Americhe, con un ridimensionamento del ruolo europeo e una sfida all’unità occidentale. Analizziamo origini, applicazioni e conseguenze geopolitiche.
Cos’è il corollario Trump
Il corollario Trump rappresenta un’evoluzione moderna della dottrina Monroe del 1823, che proclamava il diritto degli Stati Uniti di intervenire negli affari latinoamericani per mantenere la stabilità. Trump lo applica priorizzando la sicurezza regionale contro influenze straniere, come quelle cinesi in Venezuela e Cuba.
Questa strategia enfatizza la stabilità più della democrazia, con gli Usa che assumono un ruolo di ‘polizia internazionale’ nelle Americhe. L’obiettivo è abbattere governi ostili e sostenere alleati, invertendo la penetrazione economica di Pechino nella regione.
Nelle parole di Trump, gli Usa ‘guideranno’ il Venezuela, limitandone la sovranità per garantire ordine e cooperazione, in linea con una visione pragmatica della politica estera.
Priorità strategiche nelle Americhe
La National Security Strategy di Trump mira a mantenere l’emisfero occidentale stabile e ben governato da esecutivi amici di Washington, libero da incursioni ostili su risorse chiave. Si tratta di un’egemonia ‘muscolare’ ma non interventista.
L’attacco al Venezuela del 3 gennaio 2026, presentato come lotta al narcotraffico, ha valenza geopolitica: elimina un alleato di Russia, Cina e Iran nel ‘cortile di casa’ americano, con impatti economici sul petrolio.
Questa politica rafforza il controllo Usa sulle Americhe, riducendo dipendenze esterne e priorizzando interessi nazionali su alleanze globali.
Centralità dell’Indo-Pacifico
Il corollario si lega alla competizione con la Cina nell’Indo-Pacifico, visto come fulcro della nuova strategia. Trump critica Pechino per violare l’ordine internazionale basato su regole.
La retorica trumpiana definisce una politica ‘pragmatica e realistica’, con ‘pace attraverso la forza’ e balance of power regionale, riducendo garanzie a partner come Filippine o ASEAN.
Questo shift interno rafforza gli Usa contro la Cina, ma marginalizza altre aree, ridefinendo la mappa degli interessi strategici globali.
Il declino dell’Occidente unito
Il disimpegno europeo emerge chiaro: Trump promuove autonomia strategica Ue, sospende allargamenti NATO e stabilizza relazioni con Russia, a scapito di istituzioni transnazionali.
Questa logica imperiale crea tensioni transatlantiche, con l’Europa vista come problema strategico piuttosto che alleato prioritario, favorendo un solco atlantico.
Il tramonto dell’Occidente coeso appare inevitabile: l’isolazionismo trumpiano accelera un mondo multipolare, dove Usa privilegiano Americhe e Indo-Pacifico, lasciando l’Europa a navigare da sola.
