La Romania affronta una crisi di violenza contro le donne con una legge storica che riconosce il femicidio come categoria penale autonoma. Con una donna uccisa ogni sette giorni dai partner, il paese introduce pene fino all'ergastolo e misure di protezione rafforzate per le vittime.
Una tragedia settimanale: i numeri della violenza in Romania
Ogni settimana in Romania una donna viene uccisa dal proprio partner. Secondo i dati della polizia nazionale, negli ultimi undici anni sono stati commessi circa 500 femicidi da parte di conviventi, una cifra che riflette una crisi profonda di violenza domestica nel paese. Nel 2025, i femicidi stimati in Romania hanno raggiunto la cifra di 42 casi, un dato allarmante che contrasta nettamente con altre nazioni europee.
La ricerca condotta dalla Friedrich Ebert Foundation nel giugno scorso ha evidenziato che la Romania presenta uno dei tassi più elevati di violenza intima tra i paesi dell'Unione Europea. Quasi la metà delle donne romene ha subito abusi psicologici dai propri partner, un indicatore che rivela la diffusione capillare della violenza di genere nella società.
Questi numeri hanno spinto il Parlamento romeno a reagire con urgenza. Nel 2016, la Romania ha ratificato la Convenzione di Istanbul dell'Ufficio del Consiglio d'Europa, impegnandosi a combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica, ma le statistiche dimostrano che le misure precedenti non erano sufficienti a contenere il fenomeno.
La legge storica sul femicidio: riconoscimento e punizione
Per la prima volta nella storia costituzionale romena, il Parlamento ha approvato una proposta di legge che introduce il femicidio come categoria penale autonoma nel codice penale. Questa decisione rappresenta un riconoscimento formale che la violenza omicida contro le donne è un fenomeno strutturale che richiede una risposta giuridica specifica e proporzionata.
Il nuovo testo normativo prevede pene severe per chi commette femicidio: il colpevole sarà punito con una condanna minima di 15 anni di carcere fino all'ergastolo. Inoltre, la legge introduce sanzioni aggravate per i crimini motivati da discriminazione di genere, religione, etnia o orientamento sessuale, creando un quadro giuridico più robusto per la protezione delle donne.
La proposta di legge è stata approvata dalla Camera dei Deputati come organo decisionale e successivamente dal Senato, per poi essere inviata all'ufficio presidenziale per la promulgazione. Il sostegno parlamentare è stato descritto come "senza precedenti", indicando un consenso trasversale sulla necessità di affrontare questa emergenza sociale.
Protezione rafforzata e intervento preventivo
Oltre alle pene più severe, la legge introduce misure di protezione innovative per le vittime di violenza domestica. Le autorità potranno emettere ordini di allontanamento d'urgenza e garantire rappresentanza legale gratuita alle vittime, creando una rete di protezione più efficace. I braccialetti elettronici per il monitoraggio degli aggressori rappresentano un ulteriore strumento di controllo e deterrenza.
La legge prevede che le vittime protette possano richiedere nuovi ordini di allontanamento dopo la scadenza di quelli precedenti, se le autorità ritengono che la loro vita, integrità fisica o libertà rimangono in pericolo. Questo meccanismo consente una protezione continuativa e adattabile alle circostanze specifiche di ogni caso.
Un aspetto cruciale della riforma riguarda l'intervento preventivo: lo Stato si impegna a fornire protezione alle vittime di violenza domestica e di genere anche quando non collaborano con le autorità o ritirano le denunce. Questo approccio riconosce che le vittime spesso si trovano in situazioni di vulnerabilità che impedisce loro di denunciare, e che la responsabilità della protezione rimane comunque dello Stato.
Un modello europeo e le sfide dell'implementazione
La Romania si posiziona tra i pochi paesi europei ad aver introdotto il femicidio come categoria penale distinta. L'Italia, ad esempio, ha riconosciuto il femicidio come aggravante nel suo ordinamento, mentre la Romania va oltre creando una fattispecie autonoma. Questo approccio riflette una comprensione più profonda del fenomeno come violenza strutturale radicata nella discriminazione di genere.
Tuttavia, gli esperti sottolineano che la legge da sola non è sufficiente. Come evidenziato da analisti della violenza di genere, è necessario un approccio multidisciplinare che coinvolga educazione, riabilitazione e supporto psicologico sia per le vittime che per gli aggressori. La mancanza di risorse finanziarie e di servizi specializzati rimane un ostacolo significativo all'implementazione effettiva della legge.
Il Parlamento romeno ha istituito una commissione speciale dedicata al contrasto della violenza domestica e di genere, segnalando l'impegno istituzionale a lungo termine. Tuttavia, il successo della riforma dipenderà dalla capacità dello Stato di fornire finanziamenti adeguati, formazione alle forze dell'ordine e servizi di supporto integrati per garantire che la legge si traduca in protezione concreta per le donne romene.
