Iran Scommette su Misure Economiche Azzardate per Calmare la

Pubblicato: 06/01/2026, 09:51:205 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Esteri
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Iran Scommette su Misure Economiche Azzardate per Calmare la

La Fragile Strategia di Teheran per Contenere il Malcontento

Il governo iraniano sta navigando in acque economiche estremamente turbolente, implementando concessioni rischiose nel tentativo disperato di placare un’ondata di proteste che non accenna a diminuire. Queste manifestazioni, giunte al loro nono giorno consecutivo, hanno ormai travolto 27 delle 31 province del Paese, segnalando una disaffezione popolare che va ben oltre le questioni contingenti, toccando le fondamenta del sistema politico. La richiesta centrale degli insorti non è solo un miglioramento immediato delle condizioni di vita, ma anche una decisa stretta sulla corruzione endemica e un alleggerimento della pressione economica che grava in modo sproporzionato sulle fasce più povere della popolazione. L'autorità centrale si trova di fronte a un bivio pericoloso: ignorare le richieste significa rischiare un’escalation incontrollabile, mentre cedere troppo terreno potrebbe minare la stabilità del regime stesso. Le prime risposte economiche, sebbene mirate a mitigare l'impatto inflazionistico, rischiano paradossalmente di innescare un aumento dei prezzi nel breve termine, complicando ulteriormente la fiducia pubblica. Le cifre relative alla repressione e alle vittime continuano a emergere con crescente preoccupazione. Secondo l'agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency, che monitora costantemente la situazione, il bilancio delle vittime ha superato le 35 persone, con oltre 1.200 arresti documentati. Questa agenzia riporta che tra i decessi vi sono 29 manifestanti, quattro bambini e due membri delle forze di sicurezza iraniane, evidenziando la violenza degli scontri. Parallelamente, l'agenzia di stampa semiofficiale Fars ha fornito dati che indicano un numero significativo di feriti tra le forze dell'ordine, con circa 250 poliziotti e 45 membri della forza Basij volontaria che avrebbero riportato lesioni durante le dimostrazioni. Questa dinamica di violenza reciproca alimenta un ciclo di ritorsioni e radicalizzazione, rendendo ogni concessione economica successiva meno efficace nel disinnescare la rabbia popolare, che ormai chiede riforme strutturali profonde e non semplici aggiustamenti monetari.

Riforma dei Sussidi: Un Tiro a Segno con Effetti Collaterali

Il fulcro della nuova strategia economica annunciata dal Presidente Masoud Pezeshkian riguarda una revisione radicale del sistema di sussidi per il cambio estero. Storicamente, questi sussidi venivano erogati a chi importava beni dall'estero, distorcendo il mercato e favorendo spesso élite specifiche. La nuova impostazione prevede l'abolizione di questo meccanismo a favore di un sistema di sussidi diretti erogati ai consumatori finali. Sebbene l'intento sia nobile – rendere il sostegno più equo e trasparente – l'immediata conseguenza temuta è un aumento dei costi dei beni alimentari essenziali. Questo perché la transizione da un sussidio indiretto a uno diretto crea un vuoto temporaneo nel meccanismo di controllo dei prezzi all'importazione, spingendo i prezzi al dettaglio verso l'alto prima che i nuovi aiuti diretti possano compensare l'aumento. L'efficacia di questa manovra dipenderà interamente dalla rapidità e dall'efficienza con cui il governo riuscirà a distribuire i nuovi fondi ai cittadini più vulnerabili. Gli analisti economici internazionali osservano con cautela questa mossa, definendola un "esperimento ad alto rischio". La fiducia nel Rial iraniano è già ai minimi storici, e qualsiasi percezione di instabilità economica aggiuntiva potrebbe innescare una fuga di capitali o un'ulteriore inflazione galoppante, vanificando gli sforzi del governo. La popolazione, già stremata da anni di sanzioni internazionali e cattiva gestione interna, è estremamente sensibile a qualsiasi variazione dei prezzi dei beni di prima necessità. La promessa di Pezeshkian è che il nuovo sistema, una volta a regime, sarà più sostenibile e meno incline agli abusi, ma la fase di transizione è il vero banco di prova per la resilienza sociale del Paese. Per comprendere meglio il contesto macroeconomico in cui si inserisce questa riforma, è utile consultare le analisi recenti sul Fondo Monetario Internazionale riguardo le sfide strutturali iraniane.

La Sfida della Credibilità in un Clima di Sospetto

Il successo di queste concessioni economiche non è puramente tecnico; è intrinsecamente legato alla credibilità del governo agli occhi di una popolazione che ha perso ogni fiducia nelle istituzioni. Le proteste attuali sono alimentate da un profondo senso di ingiustizia e dalla percezione che le élite vivano nell'opulenza mentre il cittadino medio lotta per la sopravvivenza. Introdurre riforme economiche senza un parallelo e tangibile impegno nella lotta alla corruzione rischia di essere percepito come un mero tentativo di comprare il silenzio temporaneo, piuttosto che un vero cambiamento di rotta. La storia recente di altre nazioni che hanno tentato di placare rivolte con sussidi mirati suggerisce che, se non accompagnate da trasparenza politica, tali misure hanno una vita breve. L'efficacia a lungo termine di queste misure dipenderà dalla capacità del regime di dimostrare che le concessioni non sono solo una reazione tattica alla pressione di piazza, ma l'inizio di un processo di riforma più ampio e duraturo. La comunità internazionale, inclusi gli osservatori delle Nazioni Unite, sta monitorando attentamente la situazione, non solo per le implicazioni umanitarie, ma anche per capire se questa crisi interna possa portare a un riallineamento delle priorità politiche di Teheran. Le dichiarazioni di alcuni analisti occidentali, come quelle riportate da Reuters in merito alle dinamiche di potere interne, sottolineano come ogni passo falso possa essere sfruttato dalle fazioni più intransigenti. La vera scommessa di Teheran è convincere i manifestanti che il futuro economico promesso è reale e non un altro miraggio politico, un compito reso arduo dalla violenza degli ultimi giorni, come documentato da Amnesty International.

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