Addio a Béla Tarr, il maestro del cinema contemplativo

Pubblicato: 06/01/2026, 14:07:025 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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Addio a Béla Tarr, il maestro del cinema contemplativo
Muore a 70 anni il regista ungherese che ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico

Il leggendario regista ungherese Béla Tarr è scomparso all'età di 70 anni dopo una lunga malattia. Con capolavori come Sátántangó, ha trasformato il cinema d'autore europeo, creando un linguaggio visivo unico caratterizzato da lunghi piani sequenza in bianco e nero e una visione pessimista della condizione umana.

Una figura titanica del cinema mondiale

Il leggendario regista ungherese Béla Tarr è morto a 70 anni dopo una lunga malattia. La notizia è stata annunciata ufficialmente da Bence Fliegauf all'agenzia di stampa nazionale MTI a nome della famiglia. Nato a Pécs nel 1955, Tarr ha rappresentato una delle figure più influenti e originali nella storia del cinema mondiale, riconosciuto come maestro indiscusso del cinema contemplativo e d'autore.

La European Film Academy ha espresso il proprio cordoglio con una dichiarazione ufficiale, definendo Tarr «un regista straordinario e una personalità dalla forte voce politica, non solo profondamente rispettato dai colleghi ma anche celebrato dal pubblico in tutto il mondo. Anche le principali istituzioni culturali ungheresi, tra cui l'Opera di Stato Ungherese e il Teatro Madách, hanno confermato la perdita di una figura titanica capace di riscrivere la grammatica visiva del cinema europeo.

Stimato da registi del calibro di Martin Scorsese e Gus Van Sant, Tarr si è guadagnato la partecipazione ai più prestigiosi festival internazionali e innumerevoli retrospettive museali. La sua influenza sulle nuove generazioni di cineasti è rimasta vivissima anche dopo il suo ritiro dalla regia nel 2011, testimonianza della portata universale della sua opera artistica.

Il capolavoro che lo consacrò internazionalmente

Nel 1994, Béla Tarr ottenne il riconoscimento internazionale con Sátántangó, l'odissea in bianco e nero di sette ore e mezza che racconta il crollo del comunismo nell'Europa orientale. Questo capolavoro monumentale rappresenta il culmine della sua ricerca stilistica e rimane una testimonianza indelebile della sua capacità di sondare l'animo umano nelle sue pieghe più oscure e disperate.

Co-sceneggiato con László Krasznahorkai, il film è un dramma psicologico che richiama la storia apocrifa del crollo mentale del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. La narrazione si sviluppa attraverso lunghi piani sequenza che catturano le vite quotidiane e ripetitive del proprietario del cavallo e di sua figlia, creando un'atmosfera di malinconia e contemplazione che diventa il marchio distintivo del cinema di Tarr.

Sátántangó ha stabilito definitivamente lo stile che caratterizzerà tutta la seconda parte della carriera di Tarr: pellicola 35 millimetri in bianco e nero, lunghi piani sequenza e una visione pessimista della condizione umana intrecciata con un umorismo nerissimo. L'opera ha influenzato profondamente il cinema d'autore contemporaneo, diventando un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia comprendere l'evoluzione del linguaggio cinematografico moderno.

L'evoluzione di uno stile inconfondibile

La carriera di Béla Tarr iniziò al Balázs Béla Stúdió, uno dei principali studi ungheresi dedicati al cinema sperimentale. Dopo i primi film come Family Nest, Almanac of Fall e Damnation, Tarr codificò per la prima volta il suo stile distintivo con il film Perdizione nel 1988, un'opera che segnò il passaggio verso quella che sarebbe diventata la sua cifra stilistica definitiva.

Nel corso degli anni, Tarr ha sviluppato un linguaggio cinematografico rivoluzionario caratterizzato da un realismo magico e cupo, dilatato nel tempo e nello spazio. I suoi film indagano la razza umana principalmente nelle sue forme più degradate, pigre e incivili, raccontando dell'impotenza dell'uomo davanti alla fine. Capolavori come Le armonie di Werckmeister e L'uomo di Londra rappresentano l'apice di questa ricerca estetica e tematica.

Sebbene Tarr avesse annunciato il suo ritiro dalla regia cinematografica nel 2011 dopo l'uscita del suo testamento filmico Il cavallo di Torino, che vinse l'Orso d'Argento al Festival di Berlino, la sua presenza intellettuale ha continuato a permeare il dibattito cinematografico internazionale. Nel 2023, la European Film Academy gli ha conferito il Premio onorario del Presidente, riconoscendo il suo contributo inestimabile alla storia del cinema.

Un'eredità che continuerà a ispirare

L'opera di Béla Tarr rappresenta un punto di rottura nel cinema d'autore europeo, una ricerca estetica che ha saputo coniugare il rigore formale con una profonda indagine psicologica e sociale. I suoi film, caratterizzati da una visione pessimista ma non priva di poesia, hanno dimostrato che il cinema poteva essere uno strumento di riflessione filosofica e critica sociale senza rinunciare alla bellezza visiva.

La scomparsa di Tarr lascia un vuoto incolmabile nel panorama culturale mondiale, ma la sua eredità artistica rimane intatta e continuerà a influenzare le generazioni future di cineasti. Le sue opere, con la loro capacità di penetrare le contraddizioni della condizione umana, rimangono universalmente rilevanti e capaci di toccare lo spettatore in modo profondo e duraturo.

Béla Tarr ha dimostrato che il cinema d'autore poteva raggiungere una dimensione universale senza compromessi stilistici o tematici. La sua morte segna la fine di un'epoca, ma il suo lascito continuerà a vivere attraverso i suoi film e l'influenza che eserciterà su coloro che continueranno a cercare nuove forme di espressione cinematografica nel solco da lui tracciato.

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