Donald Trump avverte la leader venezuelana ad interim Delcy Rodríguez di seguire la linea americana o affrontare conseguenze severe, rivendicando il controllo sul paese. Parallelamente, rinnova l'interesse per la Groenlandia, in un contesto di tensioni regionali che coinvolgono Cuba, Colombia e Iran.
Le minacce di Trump a Delcy Rodríguez
Donald Trump ha lanciato un duro avvertimento alla vice di Nicolás Maduro, ora presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, durante un'intervista a The Atlantic. 'Faccia le cose giuste, o pagherà un prezzo ancora più alto di Maduro', ha dichiarato il presidente USA, in riferimento alla cattura dell'ex leader chavista. Questa minaccia arriva dopo un'operazione militare americana che ha portato all'arresto di Maduro, accusato di narcotraffico e terrorismo. Rodríguez ha giurato come presidente temporaneo, sostenuta da parte dell'esercito, ma chiede un rapporto equilibrato con gli Stati Uniti. La situazione a Caracas è fluida, con istituzioni chaviste che si riorganizzano rapidamente.
A bordo dell'Air Force One, Trump ha esplicitato la posizione americana: 'Siamo noi ad avere il controllo del Venezuela'. Questa affermazione controversa sottolinea la percezione di Washington di avere il comando effettivo sul paese sudamericano, dopo l'intervento che ha destabilizzato il regime. Il tycoon ha evitato dettagli su interlocutori specifici, ma ha insistito sul fatto che gli USA stanno gestendo la transizione. Intanto, Maduro è atteso in aula per il processo, con Trump che definisce il caso 'infallibile' e accusa l'ex presidente di aver causato milioni di morti. La Casa Bianca lavora a un piano post-Maduro, coordinato dal team di sicurezza nazionale.
Le parole di Trump hanno provocato reazioni immediate a Caracas, dove si grida a violazione della sovranità. Rodríguez, figura chiave dell'apparato chavista, deve bilanciare pressioni interne e esterne. L'opposizione, con figure come María Corina Machado, riceve supporto internazionale, inclusa una telefonata con la premier italiana Giorgia Meloni. Oggi è prevista una riunione del Consiglio di Sicurezza ONU, che potrebbe influenzare gli sviluppi. Gli analisti vedono in questa dinamica un rischio di escalation, con possibili scontri tra lealisti e oppositori.
Il contesto della cattura di Maduro
L'arresto di Nicolás Maduro rappresenta un punto di svolta nella crisi venezuelana, frutto di un raid USA descritto come 'mirato' dalla Casa Bianca. Maduro, catturato con l'accusa di legami con il narcotraffico e il terrorismo, aveva sfidato pubblicamente Trump in un video rilanciato dalla Casa Bianca: 'Venite a prendermi a Miraflores, codardi'. L'operazione ha causato feriti, ma Trump ha minimizzato, definendola 'pericolosa ma riuscita'. Il Venezuela, ricco di riserve petrolifere, è stato a lungo nel mirino di Washington per il suo ruolo strategico.
Post-arresto, il potere si è riorganizzato attorno a Rodríguez, spingendo per una transizione che eviti il vuoto. Trump ha rivendicato non solo l'intervento, ma un controllo operativo sul paese, alimentando accuse di neocolonialismo. Il Wall Street Journal riporta che l'amministrazione sta elaborando un piano per il dopo-chavismo, con enfasi su elezioni controllate e accesso energetico. Cuba, principale alleato di Maduro e fornitore di petrolio in cambio di medici, è vista come prossima a 'crollare' senza Caracas.
La cattura ha tensioni interne: l'esercito sostiene parzialmente Rodríguez, ma le piazze potrebbero vedere scontri. Scenario possibile è una transizione pilotata da Washington, con compromessi sull'energia. Alternative includono resistenza chavista o instabilità prolungata, con rischi per la regione. Oggi, Maduro affronterà il giudice, con Trump che si fida pienamente del processo.
Minacce estese a Colombia, Cuba e Iran
Trump non si ferma al Venezuela: ha esteso le minacce a Colombia, definendone il governo 'guidato da un uomo malato, ma non per molto'. A bordo dell'Air Force One, ha ventilato un 'secondo attacco' se Caracas non obbedisce, e ha incluso Cuba e Iran nel mirino. Per L'Avana, ha previsto un crollo imminente senza il petrolio venezuelano, legando la vulnerabilità energetica a quella politica.
La Colombia, alleata tradizionale USA ma con tensioni recenti, è percepita come instabile da Trump. 'L'operazione Colombia sembra una buona idea', ha detto, alzando la posta. Iran rientra nel quadro per presunti legami con Maduro. Queste dichiarazioni amplificano la pressione regionale, con Caracas come fulcro. La Casa Bianca usa video propagandistici per giustificare l'intervento, montando sfide di Maduro con immagini del raid.
Gli scenari futuri includono: transizione USA-guidata, resistenza interna o escalation con vicini. Cuba percepisce le parole di Trump come minaccia strategica, non mera retorica. La diplomazia internazionale, con ONU e leader come Meloni, cerca di mediare, ma il tono di Trump suggerisce poca flessibilità.
L'insistenza sulla Groenlandia per la sicurezza USA
Parallelamente alle crisi latinoamericane, Trump ha rinnovato la richiesta sulla Groenlandia: 'Ci serve per la nostra sicurezza'. Questa ossessione, già emersa nel suo primo mandato, riaffiora ora, legata a risorse artiche e posizioni strategica contro Russia e Cina. Durante l'intervista all'Atlantic e sull'Air Force One, ha insistito sul bisogno USA dell'isola danese per motivi di difesa.
La Groenlandia, con immense riserve di minerali rari e posizione geopolitica, è contesa. Trump la vede essenziale per contrastare influenze straniere in Artico. La Danimarca ha respinto offerte passate, ma le tensioni globali potrebbero riaprire il dibattito. Questo collegamento con Venezuela appare come diversivo o strategia multilivello.
Le implicazioni sono ampie: controllo Groenlandia rafforzerebbe USA in Artico, ma rischia frizioni con NATO. Analisti legano questa mossa a una visione espansionista, post-Venezuela. Mentre Rodríguez giura, il mondo osserva se queste minacce si tradurranno in azioni concrete.
