Trump attacca Venezuela: 'Petrolio nostro!

Pubblicato: 05/01/2026, 06:47:185 min
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Redazione
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Trump attacca Venezuela: 'Petrolio nostro!
Le news dopo il blitz USA, cattura di Maduro e minacce a Colombia, Messico, Cuba e Iran

Donald Trump ha ordinato un intervento militare in Venezuela catturando Nicolás Maduro, dichiarando accesso totale al petrolio del paese. L'operazione scatena tensioni regionali con minacce a vicini e rivali geopolitici, mentre gli USA promettono una transizione controllata.

L'attacco USA e la cattura di Maduro

Il 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato un'operazione militare su larga scala contro il Venezuela, culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie nella loro residenza a Caracas. Trump ha descritto l'azione come un successo contro narcotraffico e terrorismo, ordinando un blitz con forze speciali che ha evitato perdite significative tra le truppe USA. L'intervento segue settimane di tensioni, inclusi blocchi navali e affondamenti di imbarcazioni sospette di traffico di droga, segnando un'escalation senza precedenti nella regione latinoamericana.

Durante la conferenza stampa dal Mar-a-Lago Club, Trump ha enfatizzato che l'operazione mira a proteggere la popolazione americana dal flusso di stupefacenti proveniente dal Venezuela, con oltre 100 vittime in precedenti raid su battelli narcotrafficanti. Maduro, ora in custodia USA e accusato di narcotraffico, ha condannato l'attacco come 'gravissima aggressione', mentre l'esercito venezuelano ha mostrato divisioni con il sostegno a un presidente ad interim. Questo blitz richiama la Dottrina Monroe, riecheggiando interventi storici per mantenere l'egemonia USA nell'emisfero.

Le reazioni internazionali sono state immediate: il Consiglio di Sicurezza ONU ha convocato una riunione urgente, mentre leader come Giorgia Meloni hanno contattato l'opposizione venezuelana. L'operazione, non riconosciuta da molte cancellerie occidentali, solleva interrogativi sul rispetto del diritto internazionale, con Maduro puntellato in passato da Russia e Cina. Trump insiste che si tratta di una 'dimostrazione di forza globale' per contrastare minacce asimmetriche.

Le mire sul petrolio venezuelano

Il Venezuela detiene le maggiori riserve di petrolio al mondo, circa 303 miliardi di barili, pari al 17-20% delle riserve globali secondo la US Energy Information Administration, superando Arabia Saudita, Russia e USA. Trump ha dichiarato che le 'grandi compagnie petrolifere statunitensi' entreranno nel paese per investire miliardi nelle infrastrutture danneggiate, garantendo 'accesso totale al petrolio' e profitti per una transizione oculata del potere. Questo interesse risale alle sanzioni su PDVSA dal 2017 e blocchi navali che hanno azzerato entrate essenziali per cibo e medicine.

Sotto Maduro, il Venezuela era diventato fornitore chiave di greggio per Cina, Russia e Iran, antagonisti USA, rompendo legami storici con le big oil americane nazionalizzati nel 1976. Trump vede nel controllo delle risorse energetiche la vera causa dell'intervento, promettendo di riportare l'economia nella sfera capitalistica nordamericana. Infrastrutture USA, come raffinerie, saranno riattivate per estrazione e commercializzazione, offrendo un vantaggio economico a Washington in un contesto di crisi globale energetica.

La crisi venezuelana, definita dal FMI la 'più grave di un paese non in guerra' negli ultimi 50 anni, dipendeva dal petrolio per il 95% delle entrate. L'intervento USA mira a invertire questa dipendenza, con un 'team' americano – potenzialmente includendo truppe sul campo – per gestire la transizione. Critici denunciano una 'guerra per il petrolio', evocando pattern storici di interventi motivati da risorse naturali.

Minacce a Colombia, Messico, Cuba e Iran

Trump ha esteso le minacce oltre il Venezuela, avvertendo Colombia, Messico, Cuba e Iran di allinearsi o affrontare conseguenze. Per Cuba, principale destinatario di petrolio venezuelano in cambio di medici, Trump prevede un 'crollo imminente' aggravato da sanzioni, carenze di carburante e blackout. L'isola, in crisi da cinque anni, riceve un 'messaggio obliquo' contro leader 'inefficienti' che aprono spazi a rivali USA.

La Colombia e la Guyana rischiano coinvolgimento per dispute territoriali con il Venezuela, mentre il Messico è ammonito sul narcotraffico. Iran, legato commercialmente a Maduro, è minacciato in un contesto più ampio di tensioni nucleari e petrolifere. Trump insiste sul controllo del Venezuela come base per sicurezza regionale, riecheggiando la Dottrina Monroe contro influenze extra-emisferiche.

Queste dichiarazioni, pronunciate in conferenza stampa, segnalano una politica estera aggressiva: 'Siamo noi ad avere il controllo', ha detto Trump, legando l'operazione a esigenze di sicurezza come l'acquisto della Groenlandia. Reazioni regionali invocano rapporti 'equilibrati', con il presidente ad interim Rodríguez che chiede rispetto reciproco.

Conseguenze geopolitiche e transizione futura

L'intervento USA, guidato da figure come Marco Rubio, prevede una gestione temporanea del Venezuela verso elezioni, ma la transizione si annuncia complessa con resistenze interne e sostegno russo-cinese a Maduro. Il messaggio geopolitico è chiaro: nell'America non c'è spazio per regimi non allineati, colpendo influenza di Russia e Cina nelle risorse energetiche. Petrolio e geopolitica dominano il blitz, magnificato per uso interno USA.

Economicamente, le compagnie USA ricostruiranno infrastrutture per estrarre greggio, rivitalizzando un settore chiave contro la 'crisi più grave' del FMI. Tuttavia, rischi di instabilità regionale persistono, con potenziali incendi in Caraibi che coinvolgono vicini. L'ONU e alleati europei spingono per dialogo, mentre Trump difende l'azione come difesa contro droga e minacce.

A lungo termine, il controllo USA potrebbe stabilizzare forniture energetiche globali, ma solleva critiche su sovranità violata e guerre per risorse. Con Maduro in aula per processi, l'opposizione come María Machado guadagna terreno, ma divisioni nell'esercito complicano il quadro. Il 2026 si apre con un precedente pericoloso per l'ordine internazionale.

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