Isernia in agonia: il sindaco in tenda per salvare l'ospedale

Pubblicato: 04/01/2026, 12:05:346 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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Isernia in agonia: il sindaco in tenda per salvare l'ospedale
Nove giorni di protesta contro i tagli alla sanità molisana. Mancano medici, reparti a rischio chiusura

Il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, ha trascorso nove giorni accampato davanti all'ospedale Veneziale per denunciare la crisi sanitaria della provincia molisana. Con organici dimezzati e servizi essenziali a rischio, la protesta diventa simbolo della desertificazione medica che colpisce i territori periferici italiani.

Una tenda davanti all'ospedale: la protesta che scuote il Molise

Da nove giorni, Piero Castrataro, sindaco di Isernia, dorme in una tenda piantata davanti all'ospedale Ferdinando Veneziale. Non è una scena di protesta simbolica destinata a durare poche ore: il primo cittadino ha deciso di trasformare questo accampamento in una vera e propria stazione di resistenza contro i tagli alla sanità pubblica che stanno smantellando i servizi essenziali della provincia molisana. La tenda è diventata il palcoscenico di una battaglia che riguarda non solo Isernia, ma tutti i territori italiani dove la sanità fatica a sopravvivere.

La decisione di Castrataro arriva dopo mesi di richieste rimaste senza risposta dai vertici regionali. Il sindaco ha inoltrato formali richieste al direttore generale dell'Asrem, al presidente della Regione e all'assessore regionale alla Sanità, ma le porte sono rimaste chiuse. Così ha scelto di passare ai fatti, trasformando la sua protesta in un grido d'allarme che non potesse essere ignorato. «Non tolgo la tenda finché non ho alcune risposte, ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando che le soluzioni potrebbero arrivare in poco tempo e persino a costo zero.

Dalla tenda, Castrataro incontra cittadini, ascolta testimonianze e raccoglie segnalazioni. La protesta non è una battaglia contro qualcuno, ma un modo per portare l'attenzione sui problemi concreti che affliggono l'ospedale e la fatica degli operatori sanitari. In una provincia di circa 20 mila abitanti, dove l'età media cresce costantemente, il diritto alle cure sta diventando sempre più un privilegio che pochi possono permettersi.

I numeri della crisi: organici dimezzati e reparti in sofferenza

I dati sulla situazione dell'ospedale Veneziale sono allarmanti e raccontano una storia di progressivo declino. Al Pronto soccorso operano solo quattro medici a fronte dei tredici previsti, mentre in radiologia la situazione è ancora più critica con soli tre specialisti su dodici. Questi numeri non sono semplici statistiche: rappresentano turni doppi per il personale rimasto, ritardi nelle diagnosi e rischi concreti per i pazienti che si rivolgono alla struttura in caso di emergenza.

La carenza di medici non è un fenomeno isolato ma parte di una strategia più ampia di ridimensionamento della sanità molisana. La rete ospedaliera regionale ha subito tagli drastici negli ultimi anni: nel 2009 disponeva di quasi 1.800 posti letto, oggi ne conta poco più di mille, con una riduzione del 45 per cento. Questi tagli sono stati imposti dalla legge Lorenzin del 2015 e hanno trasformato il Molise in una regione dove la mobilità passiva sanitaria è enorme, costringendo i cittadini a cercare cure altrove.

Ma la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. Con il nuovo Piano operativo sanitario della Regione, l'ospedale Veneziale rischia di perdere servizi essenziali come il Punto nascite e l'Emodinamica. Questi non sono servizi complessi destinati a centri specializzati: sono prestazioni fondamentali che ogni territorio dovrebbe garantire ai propri cittadini. La loro eventuale chiusura rappresenterebbe un ulteriore passo verso la desertificazione sanitaria della provincia.

Sedici anni di commissariamento: quando le promesse diventano vuote

La sanità molisana è commissariata da sedici anni, un periodo lunghissimo durante il quale avrebbe dovuto essere risanata e rilanciata. Invece, il commissariamento ha prodotto poco o nulla in termini di risultati concreti. I tavoli tecnici al ministero della Salute si sono susseguiti, le riunioni si sono moltiplicate, ma le risorse non sono arrivate e i problemi si sono accumulati. Castrataro non fa polemiche sterili su questa situazione, ma sottolinea un fatto: dopo sedici anni, è lecito aspettarsi risultati tangibili, non ulteriori promesse.

La crisi della sanità molisana è anche una crisi di visione politica. Secondo il sindaco, in Molise si sta conducendo un esperimento pericoloso: provare a lasciare ai privati la salute di 200 mila abitanti e vedere se il sistema regge. Questa non è una teoria del complotto, ma l'interpretazione di una realtà dove i tagli pubblici non vengono compensati da investimenti alternativi, ma semplicemente lasciano vuoti che nessuno riempie. I cittadini molisani si trovano così intrappolati tra un sistema pubblico che si sgretola e un settore privato che non può coprire le esigenze di un territorio povero.

Le soluzioni proposte da Castrataro sono concrete e realizzabili. Suggerisce di rivedere le turnazioni dei medici a livello regionale per spostare qualche professionista a Isernia almeno per qualche giorno a settimana. Propone inoltre di inserire Isernia e Termoli nella rete di formazione, aprendo scuole di specializzazione che rendano più attrattive le sedi per i giovani medici. Sono interventi che potrebbero costare poco o nulla, ma richiedono volontà politica e una visione diversa della sanità territoriale.

Una protesta che diventa nazionale: il diritto alla salute nei territori periferici

La protesta del sindaco di Isernia ha superato i confini regionali ed è diventata un caso di rilevanza nazionale. Questo non è casuale: la crisi della sanità molisana è lo specchio di un problema più ampio che riguarda tutti i territori a bassa densità demografica in Italia. Quando un sindaco sceglie di dormire in una tenda per nove giorni davanti a un ospedale, il messaggio è chiaro e non può essere ignorato dai media e dall'opinione pubblica. La protesta diventa simbolo di una battaglia che molti altri territori stanno combattendo in silenzio.

Castrataro rappresenta una nuova forma di attivismo civico dove il primo cittadino non si limita a protestare, ma si mette in prima linea, letteralmente, per difendere i diritti dei suoi concittadini. La tenda non è solo un luogo di protesta, ma un punto di confronto diretto con i cittadini, dove il sindaco ascolta le loro storie e raccoglie le loro segnalazioni. Questo approccio trasforma la protesta da atto politico a movimento di base, dove la voce dei cittadini diventa centrale.

Il diritto alla salute è un diritto costituzionale che non dovrebbe dipendere dal codice postale. Eppure, in Italia, vivere in un territorio periferico significa spesso rinunciare a cure tempestive e adeguate. La protesta di Isernia è un promemoria che questo stato di cose non è inevitabile, ma il risultato di scelte politiche che possono essere cambiate. Se le istituzioni regionali e nazionali ascolteranno il grido d'allarme del sindaco Castrataro, potrebbero iniziare a invertire una tendenza che sta trasformando interi territori in deserti sanitari dove il diritto alla salute diventa un lusso.

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