Il movimento MAGA, pilastro della destra americana, sta vivendo una 'guerra civile' interna con scontri pubblici tra figure chiave come Ben Shapiro, Tucker Carlson e Steve Bannon. Divisioni su politica estera, Israele e successione a Trump minacciano l'unità in vista delle midterm 2026.
L'esplosione del conflitto a AmericaFest
L'annuale convention <strong>AmericaFest</strong> di Turning Point USA a Phoenix avrebbe dovuto celebrare l'unità del movimento MAGA dopo la tragica morte di Charlie Kirk il 10 settembre. Invece, si è trasformata in un'arena di scontri pubblici che hanno rivelato crepe profonde. Dal palco, Ben Shapiro ha attaccato duramente Tucker Carlson e Steve Bannon, accusandoli di complottismo e retorica tossica, segnando l'inizio di una 'guerra civile' visibile. Questo evento, organizzato da un'associazione giovanile chiave per il movimento, ha esposto tensioni tra fazioni che per anni avevano amplificato il messaggio trumpiano sui social e nelle università, mettendo a nudo divisioni ideologiche su razza, nazionalismo e politica estera.
Nick Fuentes e i suoi seguaci 'Groypers', radicalizzati su piattaforme come Gab e 4chan, stanno guadagnando terreno come avanguardia 'autentica' del MAGA, promuovendo purezza razziale e isolazionismo. Kirk, fondatore di Turning Point, rappresentava un approccio più moderato, ma la sua assenza ha amplificato voci estreme. Shapiro ha condannato queste derive, collegandole al raduno <em>Unite the Right</em> di Charlottesville, evidenziando come il movimento rischi di alienare alleati tradizionali. La convention, pensata per rafforzare il fronte conservatore prima delle midterm, ha invece mostrato un fronte frammentato, con rischi per la coesione elettorale.
Tucker Carlson ha risposto con disprezzo, difendendo il vicepresidente J.D. Vance e l'agenda <em>America First</em>, accusando gli attaccanti di tradire i principi base del movimento. Questo botta e risposta ha polarizzato i presenti, con i Groypers che vedono in Fuentes un leader puro contro l'establishment conservatore. L'episodio non è isolato: riflette una lotta per il controllo narrativo online, dove meme e retorica estrema dettano legge, trasformando AmericaFest da celebrazione in campo di battaglia ideologica.
Le divisioni ideologiche: Neocon contro isolazionisti
Al cuore della 'guerra civile' MAGA ci sono scontri tra neoconservatori interventisti, filo-Israele, e la fazione isolazionista populista. Figure come Jeremy Carl, nominato assistente segretario di Stato da Trump, sono finite nel mirino di media neoconservatori come Jewish Insider, accusate di antisemitismo per opinioni su Olocausto e 'questione ebraica'. Carl, legato al Claremont Institute, incarna la sfida a posizioni tradizionali, minimizzando certi aspetti storici ebraici per promuovere un nazionalismo americano prioritario.
Ben Shapiro, fondatore di The Daily Wire, ha sfidato Carlson e Candace Owens su retorica antisemita durante la conferenza, definendola una deriva attesa. Questa fazione sostiene tagli agli aiuti all'Ucraina, indebolimento NATO e ridimensionamento del legame con Israele, rompendo con il conservatorismo reaganiano. Vance è visto come isolazionista 'pre-Seconda Guerra Mondiale', un approccio criticato per i fallimenti storici, con implicazioni globali per il ruolo USA nel mondo.
Dall'altro lato, la destra mediatica di Carlson e Bannon parla alla base con diffidenza verso istituzioni e alleanze, mentre una destra 'organizzata' punta a una macchina elettorale stabile. Il conflitto esploso a Phoenix accelera per l'ambiente online, dove frange estreme amplificano voci forti, rendendo il dissenso squalificante e avvicinando MAGA a dinamiche 'woke' di sinistra, secondo analisti come Jamie Kirchick.
Figure chiave e radicalizzazione online
Nick Fuentes emerge come protagonista della fazione estrema, con i Groypers che lo vedono come erede autentico di MAGA post-Kirk. Radicalizzati su 4chan e Twitter, promuovono nazionalismo cristiano e isolazionismo, contestando leader come Shapiro. Fuentes, promotore di Charlottesville, guadagna popolarità dopo l'omicidio di Kirk, sfidando l'unità del movimento e attirando giovani disillusi dalle istituzioni.
Tucker Carlson e Steve Bannon rappresentano la media machine populista, attaccata da Shapiro per narrazioni tossiche. Carlson difende Vance come baluardo America First, mentre Bannon è criticato per gesti controversi come saluti percepiti fascisti a CPAC. Questa dinamica riflette una corsa al post-Trump, con ambizioni per il 2028 che aprono cantieri interni, come evidenziato da Jamie Kirchick.
Ben Shapiro e neoconservatori come quelli di Jewish Insider spingono per un conservatorismo tradizionale, accusando l'altra fazione di complottismo. La radicalizzazione online amplifica queste voci, con piattaforme che danno potere sproporzionato alle frange, trasformando MAGA in un movimento ibrido tra populismo e estremismo, con rischi per la credibilità repubblicana.
Implicazioni per il futuro del GOP e midterm 2026
Senza Trump, MAGA rischia una guerra interna che potrebbe zavorrare le midterm 2026, con fratture che si traducono in campagne caotiche e seggi persi. A Phoenix, il confronto Shapiro-Carlson-Bannon ha fotografato una lotta tra destra movimentista e organizzata, con il 2028 già in cantiere. Un GOP compatto potrebbe dominare, ma divisioni su Europa e immigrazione complicano lo scenario.
Le tensioni si estendono alla politica estera: MAGA isolazionista critica dazi trumpiani e accordi UE, mentre AfD e Rassemblement National divergono. La Heritage Foundation e Alliance Defending Freedom amplificano posizioni anti-immigrazione, ispirate a teorie di 'sostituzione etnica'. Questo allinea MAGA con estrema destra europea, ma crea frizioni interne su NATO e Ucraina.
Il rischio è che l'entusiasmo degli 'ultras' diventi debolezza elettorale, come avverte analisi recenti. Il movimento deve scegliere tra purezza ideologica e pragmatismo per governare. Lo scontro determinerà non solo il GOP, ma il ruolo globale USA, tra isolazionismo e leadership tradizionale.
