Le proteste in Iran contro il caro vita hanno scatenato un duro scontro verbale tra Donald Trump e le autorità di Teheran. Il presidente Usa minaccia intervento militare, mentre l'Iran avverte sui rischi per i soldati americani. Analizziamo cause, sviluppi e implicazioni.
Le proteste in Iran: scintilla del caro vita
Le manifestazioni in Iran sono esplose domenica scorsa a Teheran, propagate rapidamente ad altre città per protestare contro il crollo del rial e l'aumento vertiginoso dei prezzi di beni essenziali. Secondo fonti locali e gruppi per i diritti umani, gli scontri hanno causato vittime e feriti, con versioni contrastanti sulle responsabilità: i media ufficiali iraniani parlano di agenti feriti, mentre oppositori denunciano repressioni violente. Il governo ha riconosciuto le 'legittime rivendicazioni' economiche, ma ha promesso azioni contro 'gruppi ostili' legati a potenze straniere, con almeno 30 arresti nella capitale per disturbo dell'ordine pubblico.
Il Centro per i diritti umani Abdorrahman Boroumand, con sede a Washington, ha riportato casi di polizia che ha aperto il fuoco direttamente sui manifestanti, inclusa la morte di un giovane di una minoranza religiosa a Kouhdasht, smentendo le accuse governative di affiliazione alle Guardie rivoluzionarie. Le proteste, durate cinque giorni, riflettono un malcontento profondo legato a inflazione galoppante e sanzioni internazionali, che hanno aggravato la crisi economica. Autorità iraniane hanno arrestato sette persone sospettate di legami con organizzazioni anti-Teheran, in un clima di crescente tensione sociale.
Queste mobilitazioni non sono isolate: simili ondate di dissenso hanno segnato l'Iran negli ultimi anni, spesso represse con forza. Il governo cerca di distinguere tra proteste pacifiche e atti violenti, ma le denunce di abusi persistono. L'espansione delle manifestazioni oltre Teheran indica un malessere diffuso, che potrebbe destabilizzare ulteriormente il regime se non gestito con attenzione.
La minaccia di Trump: pronti a intervenire
Donald Trump ha risposto alle proteste con un post su Truth Social, dichiarando: «Se l'Iran sparerà e ucciderà manifestanti pacifici, come sua abitudine, gli Stati Uniti d'America andranno in loro soccorso. Siamo pronti a partire. Questa posizione riflette la linea dura dell'amministrazione Usa verso Teheran, già segnata da tensioni passate come il ritiro dall'accordo nucleare. Trump evoca un intervento diretto, alimentando speculazioni su possibili azioni militari o supporto logistico ai dimostranti.
Le parole del presidente arrivano dopo report di almeno sette morti nelle manifestazioni, secondo fonti come Tgcom24, che citano sei vittime negli scontri contro il costo della vita. Trump accusa l'Iran di violenza abituale, posizionandosi come difensore dei diritti umani, una narrazione che potrebbe galvanizzare il suo elettorato interno e rafforzare la pressione diplomatica. Tuttavia, esperti avvertono che tali dichiarazioni rischiano di escalare il conflitto regionale.
Storicamente, Trump ha usato toni simili contro l'Iran, culminati nell'uccisione del generale Soleimani nel 2020. Questa nuova minaccia si inserisce in un contesto di sanzioni economiche che hanno contribuito al crollo del rial, innescando le proteste. Gli Usa monitorano da vicino la situazione, con possibili implicazioni per la sicurezza mediorientale.
La replica di Teheran: "Attento ai tuoi soldati"
La guida suprema iraniana e i suoi consiglieri hanno risposto duramente. Ali Larijani, capo del massimo organo di sicurezza, ha avvertito su X: «Trump dovrebbe stare attento con i suoi soldati, definendo qualsiasi interferenza americana come destabilizzante per la regione. Ali Shamkhani ha citato fallimenti Usa in Iraq, Afghanistan e Gaza, promettendo una 'risposta che farà pentire' eventuali interventisti, ribadendo che la sicurezza nazionale è una 'linea rossa'.
Queste dichiarazioni, riportate da Sky Tg24, sottolineano la determinazione iraniana a difendere la sovranità. Teheran accusa Washington di fomentare disordini per interessi geopolitici, in un botta e risposta che ricorda le escalation passate. Il regime mobilita retorica anti-imperialista per compattare l'opinione pubblica interna contro minacce esterne.
L'Iran ha una storia di risposte asimmetriche a pressioni Usa, inclusi attacchi proxy e cyber. La minaccia diretta ai soldati americani segnala prontezza a ritorsioni, potenzialmente coinvolgendo basi Usa nella regione. Questo scambio verbale complica sforzi diplomatici, con rischi di un ciclo di provocazioni.
Implicazioni geopolitiche e scenari futuri
L'alta tensione Usa-Iran potrebbe alterare equilibri mediorientali, influenzando alleati come Israele e Arabia Saudita, che vedono in Teheran una minaccia comune. Un intervento Usa, anche limitato, rischierebbe di innescare una guerra regionale, con impatti su prezzi energetici globali data l'importanza iraniana nel mercato petrolifero. La comunità internazionale osserva con preoccupazione, esortando al dialogo.
Analisti notano che le proteste interne indeboliscono il regime, offrendo a Trump un'opportunità per pressioni esterne, ma un'escalation militare appare improbabile data la stanchezza post-Afghanistan. Secondo Il Fatto Quotidiano, il governo iraniano bilancia concessioni economiche e repressione, mentre gli Usa potrebbero optare per sanzioni mirate anziché boots on the ground. Monitoraggio satellitare e intelligence intensificati segnalano preparativi da entrambe le parti.
Futuri scenari includono de-escalation se le proteste si placano, o aggravamento con ulteriori vittime. L'UE e la Cina spingono per negoziati, ma la retorica bellicosa domina. La crisi evidenzia fragilità iraniane e ambizioni trumpiane, con potenziali ripercussioni su nucleare e commercio globale.
