Mamma Trentini al Papa: 'Riportalo a casa!

Pubblicato: 02/01/2026, 12:00:386 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
Condividi:
#famiglia #papa #lettera #armanda #alberto trentini #liberazione
Mamma Trentini al Papa: 'Riportalo a casa!
L'appello disperato di Armanda Colusso per liberare il figlio Alberto, detenuto in Venezuela da oltre 400 giorni

La madre di Alberto Trentini, cooperante veneziano ingiustamente imprigionato, ha scritto una toccante lettera a Papa Francesco implorando il suo intervento. Dopo nove mesi di trattative ferme, la famiglia lancia un grido d'aiuto che commuove l'Italia, con marce e digiuni per la sua liberazione.

La lettera commovente di Armanda Colusso al Papa

Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, ha indirizzato una lettera carica di dolore e speranza direttamente a Papa Francesco, chiedendo il suo intervento per riportare a casa il figlio unico. Nella missiva, resa pubblica, la donna si scusa per disturbare il Pontefice ma descrive con parole toccanti la vita di Alberto, un giovane veneziano dedito all'aiuto dei più deboli in paesi come Ecuador, Perù, Nepal, Etiopia e Colombia. Questo impegno umanitario, che la famiglia ha sempre sostenuto con orgoglio, si è trasformato in un incubo con l'arresto improvviso del cooperante in Venezuela, dove è detenuto da oltre 400 giorni senza capo d'imputazione né prospettive giudiziarie chiare. La lentezza esasperante delle trattative diplomatiche sta minando l'equilibrio fisico e psichico di Alberto, atterrisce i genitori e alimenta un senso di impotenza diffusa.

Nella lettera, Armanda evidenzia la situazione familiare drammatica: il marito, malato da tempo, teme di non rivedere mai più il figlio libero, rendendo ogni giorno di attesa un calvario insostenibile. La famiglia si affida all'avvocata Alessandra Ballerini di Genova, che ha facilitato l'invio della supplica papale, e sottolinea come il governo italiano abbia avviato con fatica le negoziazioni per la liberazione. Nonostante il supporto discreto di varie figure e l'utilizzo di stampa, tv e manifestazioni a Venezia e nella parrocchia locale, i progressi sono nulli. Centinaia di persone hanno aderito a un digiuno a staffetta, inclusi il Patriarca di Venezia e don Luigi Ciotti, dimostrando una solidarietà nazionale che però non smuove le autorità venezolane. L'appello finale è un grido al Papa: che le sue preghiere e la sua mediazione tocchino il cuore di chi detiene Alberto.

Questa missiva non è un gesto isolato ma il culmine di mesi di lotta silenziosa, imposta anche dalle autorità italiane che hanno richiesto riserbo alla famiglia. La compostezza di Armanda contrasta con la brutalità della situazione, evocando scenari kafkiani di potere svincolato dalla legge, dove il diritto internazionale sembra inefficace. Mentre altri paesi come Stati Uniti, Francia e Svizzera hanno già riottenuto i loro cittadini, l'Italia attende invano, alimentando interrogativi sull'impegno istituzionale e sulla tutela dei connazionali all'estero.

Chi è Alberto Trentini e il contesto del suo arresto

Alberto Trentini, 38enne di Venezia, è un cooperante internazionale noto per il suo impegno nei confronti dei più vulnerabili in giro per il mondo. La sua professione lo ha portato in missioni umanitarie in America Latina, Asia e Africa, dove ha offerto supporto concreto a comunità svantaggiate, trasformando la passione in una carriera ammirevole. L'arresto, avvenuto in Venezuela senza accuse formali, ha interrotto bruscamente questa vita dedicata al bene altrui, catapultandolo in un limbo di detenzione senza assistenza legale adeguata né garanzie processuali. Oltre 400 giorni di prigionia hanno generato un clima di angoscia non solo per la famiglia, ma per l'intera opinione pubblica italiana, che vede in lui un simbolo di fragilità di fronte a regimi autoritari.

Il caso di Trentini evidenzia le difficoltà diplomatiche con il Venezuela, un paese segnato da tensioni politiche e crisi economiche che complicano le liberazioni di stranieri. A differenza di altri detenuti rimpatriati da nazioni alleate, la situazione italiana è bloccata da mesi, nonostante appelli reiterati. La famiglia denuncia un silenzio istituzionale imposto, che contrasta con la mobilitazione popolare e mediatica. Esperti di diritti umani sottolineano come tali detenzioni arbitrarie violino convenzioni internazionali, ma la mancanza di evoluzione lascia tutti interdetti. Alberto, descritto come un uomo equilibrato e generoso, rischia un deterioramento irreversibile della salute in queste condizioni precarie.

La vicenda richiama precedenti simili di connazionali bloccati all'estero, ma il profilo di Trentini – privo di connotazioni politiche controverse – rende il caso ancora più sconcertante. Le autorità veneziane non forniscono aggiornamenti, alimentando sospetti su motivazioni opache legate forse a rappresaglie o errori burocratici. Questo vuoto informativo amplifica il dramma familiare e solleva domande sul ruolo dello Stato italiano nella difesa dei suoi cittadini, spingendo la madre a un gesto estremo come la lettera al Papa.

La mobilitazione popolare e gli appelli per la liberazione

La lettera al Papa si inserisce in una mobilitazione diffusa che ha visto centinaia di italiani unirsi alla causa di Alberto Trentini. A Venezia, eventi e manifestazioni parrocchiali hanno sensibilizzato la comunità locale, mentre il digiuno a staffetta ha coinvolto figure di spicco come il Patriarca e don Ciotti, creando una catena di solidarietà concreta. Il 1° gennaio 2026, oltre 100 persone hanno marciato ad Assisi in un pellegrinaggio simbolico per invocarne la liberazione, dimostrando come il caso abbia trasceso i confini familiari per diventare una questione nazionale di giustizia e umanità.

Questi gesti collettivi contrastano con la stasi diplomatica, evidenziando un divario tra la volontà popolare e l'azione governativa. La stampa e la televisione hanno amplificato gli appelli, con servizi dedicati che raccontano il calvario della famiglia e l'assurdità della detenzione senza capo d'accusa. Gruppi di prayer e associazioni umanitarie si sono attivati, raccogliendo firme e petizioni indirizzate alle autorità competenti. Tale fermento popolare pressiona le istituzioni italiane a intensificare le trattative, ricordando che la tutela dei cittadini all'estero è un dovere costituzionale imprescindibile.

Nonostante il riserbo imposto, la solidarietà ha permeato tutto il paese, da nord a sud, unendo laici e religiosi in un fronte comune. Questa ondata di empatia non solo sostiene moralmente i Trentini, ma pone l'accento sull'urgenza di soluzioni rapide, prima che il tempo aggravi irreversibilmente la salute di Alberto. L'Italia intera attende un happy end che premi l'impegno umanitario del cooperante e ristabilisca la fiducia nelle vie diplomatiche.

Prospettive future e il ruolo della diplomazia vaticana

L'appello di Armanda Colusso a Papa Francesco apre nuove speranze, considerando il peso morale e diplomatico della Santa Sede in contesti internazionali complessi come il Venezuela. La mediazione vaticana ha storicamente facilitato liberazioni in America Latina, grazie ai canali privilegiati con governi locali. Se il Pontefice intervenisse, potrebbe sbloccare trattative ferme da nove mesi, offrendo una svolta etica che trascende le logiche politiche. La famiglia confida nelle preghiere papali per toccare i cuori dei carcerieri, mentre l'avvocata Ballerini monitora ogni sviluppo legale.

Le autorità italiane, pur attive in discreto, devono accelerare confrontandosi con precedenti positivi di altri paesi. Il caso Trentini solleva critiche sul silenzio imposto e sull'efficacia della diplomazia, spingendo a una maggiore trasparenza. Esperti auspicano un coordinamento con l'Unione Europea per rafforzare la pressione multilaterale, evitando che diventi un simbolo di impotenza italiana. La salute precaria del padre di Alberto aggiunge urgenza, rendendo imperativa una risoluzione tempestiva.

In conclusione, la lettera al Papa rappresenta l'ultimo baluardo di speranza per i Trentini, unendo fede, diplomazia e solidarietà nazionale. Il ritorno di Alberto a casa non solo restituirebbe serenità a una famiglia distrutta, ma rafforzerebbe la credibilità italiana nella tutela dei suoi cittadini. Tutti attendono che questo grido disperato produca frutti concreti, trasformando il dolore in liberazione.

Commenti

Caricamento commenti…