Il professore vestito da Batman in metropolitana: perché funziona

Pubblicato: 18/12/2025, 15:57:446 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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Il professore vestito da Batman in metropolitana: perché funziona
L’«effetto Batman spiegato: esperimento, risultati e implicazioni per i comportamenti prosociali in spazi pubblici

Un professore universitario si è travestito da Batman e ha preso la metropolitana a Milano come parte di uno studio sperimentale volto a verificare se un elemento imprevisto possa aumentare comportamenti prosociali come cedere il posto a una donna apparentemente incinta. L’esperimento, condotto dall’Università Cattolica e pubblicato su una rivista del circuito Nature, ha osservato 138 passeggeri e ha mostrato un incremento significativo dei gesti altruistici in presenza del supereroe. Questo articolo ricostruisce metodo, risultati, spiegazioni teoriche e limiti dell’indagine, citando fonti giornalistiche e accademiche affidabili.

L’esperimento: chi, come e dove

L’iniziativa è stata promossa dal professor Francesco Pagnini, ordinario di Psicologia clinica presso l’Università Cattolica di Milano, che insieme al suo team ha progettato uno studio di campo per testare se la comparsa improvvisa di un personaggio inatteso potesse interrompere automatismi comportamentali e favorire atti di cortesia; la notizia è stata riportata da testate nazionali che hanno ricostruito il protocollo e le motivazioni alla base dell’esperimento, evidenziando il ruolo centrale del ricercatore e dell’ateneo coinvolto (Corriere Milano).

Lo studio si è svolto nella metropolitana di Milano, dove i ricercatori hanno osservato il comportamento di 138 passeggeri in due condizioni sperimentali: una situazione di controllo (una partecipante apparentemente incinta sale sul vagone insieme a un’osservatrice) e una situazione sperimentale identica ma con l’aggiunta di un ricercatore travestito da Batman che entra da una porta diversa; la procedura e i numeri dell’indagine sono stati ricostruiti con dati specifici dalla stampa specializzata e generalista (Il Fatto Quotidiano).

La scelta del costume come elemento di «rottura è stata motivata dal bisogno di interrompere lo stato di pilota automatico tipico degli spostamenti urbani: Pagnini ha dichiarato che serviva un segnale inatteso capace di riportare all’attenzione il qui e ora dei passeggeri, rendendoli più ricettivi a gesti di aiuto; questo razionale metodologico viene spiegato nelle interviste rilasciate dal team e sintetizzato in articoli che commentano la pubblicazione scientifica (La Gazzetta).

Risultati principali e numeri

L’esito più rilevante riportato dallo studio è un aumento marcato della disponibilità a cedere il posto alla donna apparentemente incinta quando Batman era presente: la percentuale è salita al 67,21% nella condizione sperimentale rispetto al 37,66% della condizione di controllo, indicando un incremento sostanziale dei comportamenti prosociali in situazioni non previste; i valori sono stati pubblicati e commentati da diverse fonti giornalistiche che hanno accesso ai risultati comunicati dagli autori (Il Fatto Quotidiano).

Un dato interessante che emerge dall’analisi delle interviste è che una quota non trascurabile dei passeggeri che hanno ceduto il posto ha dichiarato di non aver notato consapevolmente la presenza di Batman (circa il 44% tra coloro che si sono alzati), il che suggerisce che l’effetto può operare anche a livello di processi attentivi non del tutto espliciti e che la rottura del contesto può modificare comportamenti senza necessità di piena coscienza dell’evento; questa osservazione è stata discussa nei resoconti divulgativi della ricerca (Famiglia Cristiana).

I risultati sono stati resi noti in concomitanza con la pubblicazione dello studio su una rivista del circuito Nature, la quale certifica che il progetto ha seguito un iter di revisione formale prima della diffusione; i media che hanno raccontato il lavoro hanno sottolineato sia la solidità del disegno sperimentale sia i limiti tipici di studi di campo, come la difficoltà di controllare tutte le variabili ambientali e la dimensione campionaria relativamente contenuta (Corriere Milano).

Interpretazioni psicologiche e spiegazioni teoriche

Una prima spiegazione proposta dagli autori è legata al concetto di «interruzione della routine: eventi inattesi costringono gli individui a uscire dallo stato di automatismo, aumentano la consapevolezza situazionale e dunque favoriscono scelte prosociali; questa ipotesi è coerente con letteratura precedente sugli effetti dell’inaspettato sulla focalizzazione dell’attenzione e viene ripresa nelle analisi dei giornali che hanno intervistato gli esperti coinvolti (La Gazzetta).

Un’altra lente interpretativa considera il ruolo dei simboli e dei modelli sociali: figure eroiche o simboliche possono richiamare norme sociali positive (cortesia, protezione dei più deboli) e quindi attivare comportamenti coerenti con quei modelli, anche quando il soggetto sa razionalmente che si tratta di un costume; questo tipo di spiegazione è discussa sia nelle dichiarazioni del professor Pagnini sia nei commenti degli osservatori che collegano il fenomeno alla funzione morale delle figure pubbliche (Corriere Milano).

Infine, la segregazione tra processi consapevoli e non consapevoli può spiegare perché molti passeggeri dichiarino di non aver visto Batman pur avendo modificato il loro comportamento: segnali ambientali insoliti possono attivare risposte automatiche attraverso meccanismi attentivi precoci o priming sociale, fenomeni ampiamente studiati in psicologia cognitiva e sociale; questi riferimenti teorici vengono utilizzati dagli autori per contestualizzare i risultati e sono richiamati nelle sintesi giornalistiche che accompagnano la pubblicazione scientifica (Famiglia Cristiana).

Limiti, implicazioni pratiche e questioni etiche

Come ogni studio di campo, l’indagine presenta limiti: la numerosità del campione (138 passeggeri) non consente generalizzazioni illimitate e il contesto urbano specifico di Milano potrebbe non essere rappresentativo di altre città o culture; inoltre, il controllo di variabili come composizione del vagone, ora del giorno e stato emotivo dei passeggeri è parziale, elementi che gli autori stessi e i commentatori mediatici hanno sottolineato (Corriere Milano).

Sotto il profilo etico lo studio è stato soggetto a vincoli: la commissione che ha approvato il progetto ha chiesto ai ricercatori di non indossare la maschera completa per evitare di turbare i passeggeri, una condizione che limita la piena realizzazione della manipolazione sperimentale ma che è necessaria per bilanciare innovazione scientifica e tutela dei soggetti inconsapevoli; tali precauzioni sono state riportate nelle interviste rilasciate dal team di ricerca (Corriere Milano).

Le implicazioni pratiche sono tuttavia interessanti: se confermati da repliche e studi più ampi, i risultati suggeriscono che interventi semplici e creativi — non necessariamente costosi né invasivi — potrebbero incrementare la civilità negli spazi pubblici favorendo la prosocialità; l’idea di utilizzare elementi di rottura per educare o sensibilizzare è già discussa in ambito di policy urbana e comunicazione pubblica, e alcuni commentatori hanno invitato a riflettere su come bilanciare efficacia e rispetto della libertà dei cittadini (Il Fatto Quotidiano).

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