Mosca rifiuta concessioni sui territori occupati e truppe Nato in Ucraina
La posizione rigida di Mosca sui territori e la Nato
Il Cremlino ha ribadito con fermezza la propria linea dura nella guerra in Ucraina, escludendo categoricamente qualsiasi concessione sui territori occupati e sulla presenza di truppe Nato a Kiev. Il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha dichiarato che Mosca non accetterà 'alcuna presenza di truppe Nato sul territorio ucraino', sottolineando l'inaccettabilità di compromessi su regioni come Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e Crimea. Questa posizione arriva in un momento di intensi negoziati diplomatici, dove la Russia rivendica il controllo pieno su aree strategiche come Kupiansk, snodo chiave nel nordest ucraino, come confermato da fonti militari russe alla Tass.
Zelensky, dal canto suo, ha ammesso differenze di vedute sui territori, in particolare sul Donbass, ma ha descritto i colloqui come 'i più intensi e mirati dall'inizio del conflitto'. Il presidente ucraino ha escluso il riconoscimento del Donbass come territorio russo, né de jure né de facto, rispondendo a domande a margine del vertice di Berlino. Mosca, nel frattempo, ha respinto proposte di tregua natalizia, con il portavoce Dmitry Peskov che ha motivato il rifiuto affermando che non si vuole concedere una 'pausa' all'Ucraina per riarmarsi, puntando invece a un accordo di pace definitivo.
Questi sviluppi riflettono una tensione persistente tra le parti, con la Russia che consolida le sue posizioni militari mentre i negoziati procedono. La rivendicazione del controllo su Kupiansk, già annunciata il mese scorso e parzialmente contestata da Kiev, sottolinea la determinazione di Mosca a mantenere i guadagni territoriali. Le dichiarazioni russe arrivano dopo colloqui con leader occidentali, evidenziando come il nodo territoriale rimanga il principale ostacolo a una risoluzione.
