A Genova, l’artista Anna Scalfi Eghenter ha aperto la sua mostra “Collectors anonymous” con una performance che coinvolge cinque collezionisti, trasformando il tradizionale rapporto tra arte e collezionismo in un’esperienza teatrale e riflessiva. L’evento, ospitato da Pinksummer, esplora le dinamiche intime e contraddittorie del collezionare, mettendo in scena un dialogo mascherato che svela passioni, dipendenze e desideri nascosti.
Una mostra performativa che indaga il collezionismo
La mostra “Collectors anonymous” di Anna Scalfi Eghenter si distingue per la sua originale modalità di apertura: una performance dal vivo che porta in scena cinque collezionisti, i quali, indossando maschere antigas, dialogano in modo quasi soffocato e simbolico. Questo espediente scenico rende visibile la complessità e la tensione emotiva che caratterizza il rapporto tra collezionista e opera d’arte, trasformando la passione in un’esperienza quasi patologica.
L’ambientazione della performance è essenziale e simbolica: sette sedie disposte in cerchio, quattro faretti che illuminano la scena e quattordici maschere antigas appese alle pareti. Le sedie vuote invitano idealmente il pubblico a partecipare a una sorta di seduta di gruppo, simile a quella degli alcolisti anonimi, suggerendo che il collezionismo può essere vissuto come una dipendenza o un gioco ambiguo tra felicità e ribellione.
Attraverso otto domande poste ai partecipanti, emergono motivazioni intime e contraddittorie: il desiderio di distinguersi, l’impulso irrefrenabile a possedere, la ricerca di appagamento e la ribellione contro la normalità. La performance si configura così come un esperimento sociale che mette a nudo le dinamiche psicologiche e culturali del collezionismo contemporaneo, invitando a una riflessione profonda sul valore e sul senso del possesso artistico.
Il contesto genovese e la scena artistica contemporanea
Genova si conferma un polo dinamico per l’arte contemporanea, con eventi e manifestazioni che valorizzano la creatività e il dialogo tra artisti, collezionisti e pubblico. La città ospita regolarmente iniziative come ArteGenova, la fiera d’arte moderna e contemporanea che nel 2025 ha visto la partecipazione di oltre 150 gallerie e più di 5.000 opere esposte, confermandosi un punto di riferimento per il mercato e la cultura artistica italiana.
In questo contesto, la mostra di Anna Scalfi Eghenter si inserisce come un progetto innovativo che va oltre la semplice esposizione di opere, proponendo una riflessione critica sul ruolo del collezionista e sull’interazione tra arte e spettatore. La scelta di Pinksummer, galleria nota per la sua attenzione all’arte contemporanea e alle sperimentazioni performative, sottolinea l’importanza di Genova come crocevia di nuove tendenze artistiche.
La vitalità culturale della città è inoltre testimoniata da eventi come Genova START, che celebra da vent’anni l’arte contemporanea attraverso aperture collettive di gallerie e iniziative pubbliche, contribuendo a trasformare gli spazi urbani in palcoscenici di creatività e confronto. Questi appuntamenti rafforzano il legame tra la comunità artistica e il territorio, favorendo un dialogo aperto e partecipativo.
Il significato simbolico della performance e dell’allestimento
La performance di apertura della mostra utilizza simboli forti e suggestivi per rappresentare il collezionismo come una pratica ambivalente, sospesa tra passione e dipendenza. Le maschere antigas, che rendono irriconoscibili i collezionisti, evocano un senso di isolamento e difficoltà nella comunicazione, sottolineando come il desiderio di possesso possa soffocare la libertà espressiva e relazionale.
Le targhe in marmo presenti nell’allestimento, con iscrizioni dedicate ai benefattori passati e presenti di Palazzo Ducale, rappresentano un monumento al collezionismo, un gesto pubblico che incide nella pietra la memoria di un impulso spesso intimo e compulsivo. Accanto a queste, sagome in cartone mettono in crisi l’idea stessa di eternità e monumento, suggerendo una riflessione critica sulla durata e sul valore delle opere e dei gesti di possesso.
L’uso di uno spazio minimale e di pochi elementi scenici concentra l’attenzione del visitatore sulle dinamiche umane e psicologiche che si sviluppano nella performance, trasformando la mostra in un’esperienza immersiva e partecipativa. Questo approccio invita a considerare il collezionismo non solo come un’attività economica o culturale, ma come un fenomeno sociale complesso e stratificato.
L’impatto e le prospettive della mostra a Genova
La mostra “Collectors anonymous” ha suscitato interesse e dibattito nel panorama artistico genovese e oltre, grazie alla sua capacità di unire arte visiva e performance teatrale in un progetto coerente e stimolante. La riflessione sul collezionismo proposta da Anna Scalfi Eghenter si inserisce in un filone contemporaneo che indaga le relazioni tra arte, mercato e identità personale.
L’evento si colloca in un momento di grande fermento culturale per Genova, che con manifestazioni come ArteGenova 2025 e Genova START continua a consolidare la propria posizione come centro di riferimento per l’arte moderna e contemporanea. Queste iniziative offrono una piattaforma preziosa per artisti, galleristi e collezionisti, favorendo scambi e contaminazioni creative.
In prospettiva, la mostra rappresenta un esempio significativo di come l’arte possa diventare strumento di indagine sociale e culturale, capace di coinvolgere il pubblico in esperienze nuove e profonde. L’attenzione al collezionismo come fenomeno umano e culturale apre spazi di dialogo e confronto che possono arricchire la scena artistica genovese e stimolare ulteriori progetti innovativi.
