L'Estraneità e il Simulare nel Cinema di Christian Petzold
Una giovane donna contempla da un ponte il fiume Sprea, mentre il traffico incessante di Berlino sovrasta i suoni della natura. Scende, si avvicina all’acqua, ma i suoi sensi sembrano altrove. Più tardi ammetterà banalmente di aver perso la sua borsa, eppure, il senso di estraneità che la invade va ben oltre, forse riguarda la sua stessa identità.
Influenze di Hitchcock e il Concetto di Simulacro
Il modello hitchcockiano di "La donna che visse due volte", come dichiarato dallo stesso Christian Petzold, ha funzionato da sempre come una fonte di ispirazione per il suo cinema. Nel film "Il segreto del suo volto", il pianista Johnny indicava a Nelly, la sua ex-moglie che lui credeva una semplice somigliante, come comportarsi, la istigava persino a scrivere come la sua consorte, non accorgendosi che quella calligrafia non fosse una copia ma l’originale. Questo aspetto, il concetto di simulacro, è un’allusione che si percepisce anche in "Miroirs No. 3 – Il segreto di Laura", presentato a Cannes l’anno scorso e che arriva ora in sala in Italia grazie a Wanted Cinema.
Il film si presenta come un cinema liminare e spettrale, che procede per ellissi, peculiarità rintracciabili più volte nella filmografia del regista tedesco.
"Miroirs No. 3 – Il segreto di Laura": Un’Analisi
"Miroirs No. 3 – Il segreto di Laura" è stato presentato a Cannes l’anno scorso e ora è distribuito in Italia da Wanted Cinema. Il film è caratterizzato da un’atmosfera liminare e spettrale, con una narrazione che procede attraverso ellissi, una tecnica già presente in altre opere del regista tedesco. L'opera esplora temi di identità, memoria e l'illusione della realtà, elementi ricorrenti nel lavoro di Petzold.
La trama, incentrata su Laura, una donna che si ritrova in una situazione ambigua e inquietante, si sviluppa attraverso frammenti di memoria e percezioni distorte, creando un senso di disorientamento e incertezza nello spettatore. L'utilizzo di ellissi contribuisce a questa atmosfera, suggerendo che la verità è sfuggente e che la realtà è una costruzione soggettiva.
