Due narrazioni a confronto
La vicenda di Abderrahim Mansouri, deceduto nel bosco di Rogoredo, ha generato in circa un mese due narrazioni distinte, alimentate da un'interazione tra cronaca nera e dichiarazioni di esponenti governativi. La prima narrazione dipingeva il luogo come un "bosco della droga e della paura", focalizzandosi sulla figura di un poliziotto che si sarebbe trovato di fronte a uno "spacciatore". L'insistenza nel definire la vittima con questo termine, più che contestualizzarla in base a precedenti penali, sembrava voler sottolineare una sua presunta caratteristica essenziale. Il cognome della vittima, Mansouri, è stato oggetto di attenzione da parte del quotidiano "Il Giorno", che lo ha associato alla possibilità di appartenere a un "clan". Sebbene non sia stato chiarito l'esatto numero di componenti della famiglia né se tutti i Mansouri arrestati nella zona di Rogoredo facessero parte dello stesso gruppo, il cognome è emerso ripetutamente in verbali, annotazioni e ordinanze. In questa prima ricostruzione dei fatti, il poliziotto Carmelo Cinturrino avrebbe aperto il fuoco perché gli era stata puntata contro un'arma. Tuttavia, è emerso quasi immediatamente che l'arma in questione fosse una replica di una Beretta 92, priva del tappo rosso, quindi un'arma giocattolo. Nonostante questa scoperta, il poliziotto Cinturrino è stato indagato per omicidio volontario.
La vittima deumanizzata e la sospensione dello Stato di diritto
Il ministro Salvini intervistato mentre annuncia il tavolo tecnico sulla castrazione chimica.
Un'immagine di Federico Aldrovandi da piccolo
Un'immagine del plastico del ponte sullo stretto di Messina
La seconda narrazione, emersa in seguito, ha messo in luce aspetti differenti della vicenda, suggerendo una possibile deumanizzazione della vittima e una sospensione dello Stato di diritto. L'enfasi iniziale sulla figura dello "spacciatore" e l'associazione del cognome a un presunto "clan" sembrano aver contribuito a creare un'immagine preconcetta di Abderrahim Mansouri, influenzando la percezione pubblica e mediatica degli eventi. La scoperta che l'arma brandita fosse un giocattolo ha sollevato interrogativi sulla reazione del poliziotto e sulle circostanze che hanno portato all'uso della forza letale. L'indagine per omicidio volontario nei confronti di Carmelo Cinturrino rappresenta un passaggio formale, ma la narrazione che si è sviluppata intorno al caso suggerisce che le dinamiche siano più complesse e che vi siano state pressioni esterne o un clima generale che abbia favorito una certa interpretazione dei fatti. La "malsana relazione tra cronaca nera e maggioranza di governo" menzionata nel testo originale indica un possibile intreccio tra la copertura mediatica degli eventi e le dichiarazioni o le posizioni assunte da esponenti politici. Questo legame potrebbe aver contribuito a polarizzare il dibattito e a influenzare l'opinione pubblica, allontanandosi da un'analisi puramente fattuale e giuridica. La deumanizzazione della vittima, ridotta a una etichetta ("spacciatore") o a un'appartenenza sospetta ("clan"), impedisce una comprensione completa e imparziale della sua persona e delle circostanze che hanno portato alla sua morte. La sospensione dello Stato di diritto, implicita nella narrazione che precede l'accertamento dei fatti e che sembra basarsi su pregiudizi o su una volontà di costruire un certo tipo di racconto, è un aspetto critico. Lo Stato di diritto si fonda sul rispetto delle leggi, sull'equità dei processi e sulla presunzione di innocenza. Quando questi principi vengono messi in discussione o aggirati, anche a causa di una narrazione mediatica o politica distorta, si apre la porta a ingiustizie e a una perdita di fiducia nelle istituzioni. La vicenda di Abderrahim Mansouri a Rogoredo, quindi, non si limita a un singolo episodio di cronaca, ma solleva questioni più ampie relative alla responsabilità dei media, all'influenza della politica sulla percezione pubblica e all'importanza di preservare i principi fondamentali dello Stato di diritto, soprattutto in contesti delicati come quello della sicurezza pubblica e della giustizia. La necessità di un'indagine approfondita e imparziale, libera da condizionamenti esterni, diventa cruciale per ristabilire la verità e garantire giustizia.
