Impatto sui Mercati Energetici
Domenica 28 febbraio, i mercati petroliferi hanno registrato un aumento significativo dei prezzi, in seguito a bombardamenti effettuati da Stati Uniti e Israele in Iran. Già venerdì, prima degli attacchi e alla chiusura del weekend, i prezzi del petrolio avevano raggiunto livelli senza precedenti da sei mesi. Un barile di Brent, la materia prima di riferimento europea, ha superato i 73 dollari (62 euro), con un aumento di oltre il 2% in un solo giorno. Anche il West Texas Intermediate, la quotazione americana, ha superato i 67 dollari.
Questa dinamica riflette la preoccupazione generale dei mercati riguardo alla situazione geopolitica e al suo potenziale impatto sull'approvvigionamento globale di petrolio.
Il Ruolo dell'Iran e dell'Offerta Petrolifera Globale
L'ansia dei mercati è in gran parte dovuta al peso dell'Iran e, di conseguenza, del Golfo Persico, nel panorama dell'offerta mondiale di "oro nero". La situazione è ulteriormente complicata dalla capacità dell'Iran di continuare a esportare petrolio nonostante le sanzioni imposte dagli Stati Uniti. In particolare, sabato a mezzogiorno, l'entità dei danni alle infrastrutture petrolifere iraniane a seguito degli attacchi era ancora incerta. Secondo dati dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), nel gennaio corrente, l'Iran aveva prodotto 3,4 milioni di barili di petrolio greggio al giorno, rappresentando circa il 3% dell'offerta globale.
Un bateau à moteur et un pétrolier, dans le détroit d’Ormuz, le 25 février 2026.
Questo dato è significativo considerando che, a partire dal 2019, l'Iran ha continuato a esportare una parte del suo petrolio, fornendo un importante sostegno all'economia nazionale. Queste esportazioni sono principalmente destinate alla Cina, attraverso una rete di navi commerciali, soprannominata "flotta fantasma", che elude le sanzioni.
Produzione e Esportazioni Iraniani
La produzione giornaliera di petrolio greggio dell'Iran si attesta a 3,4 milioni di barili, mentre le esportazioni continuano nonostante le sanzioni imposte dagli Stati Uniti. La Cina è il principale destinatario di queste esportazioni, grazie all'utilizzo di una "flotta fantasma" per aggirare le restrizioni commerciali. L'Iran, da anni, sfrutta questa risorsa per sostenere la propria economia.
