Dimissioni premature da unità psichiatriche

Pubblicato: 27/02/2026, 18:53:295 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Esteri
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Dimissioni premature da unità psichiatriche

Pazienti con disturbi alimentari dimessi nonostante BMI pericolosamente basso

Pazienti affetti da disturbi alimentari vengono dimessi dalle unità di salute mentale anche quando risultano ancora molto magri e presentano livelli di indice di massa corporea (BMI) "pericolosamente bassi". Alcuni ospedali stanno rimandando a casa persone con un BMI addirittura di 12.5, nonostante la prassi clinica abituale nel Servizio Sanitario Nazionale (NHS) preveda di attendere il raggiungimento di un BMI di 18 o 19. Queste dimissioni premature sono emerse a seguito di richieste di accesso alle informazioni presentate a enti di salute mentale dell'NHS in Inghilterra da parte di Hope Virgo, un'importante sostenitrice dei diritti dei pazienti con disturbi alimentari. Esperti hanno definito la rivelazione "inorridita" e l'hanno collegata probabilmente alla difficoltà dei servizi dell'NHS di far fronte a un aumento della domanda. Tra gennaio e novembre dello scorso anno, nove enti hanno dimesso un totale di 119 pazienti affetti da condizioni quali anoressia nervosa e disturbo da assunzione di cibo evitante/restrittivo (Arfid), nonostante il loro BMI fosse inferiore a 15. Alcuni sono stati dimessi da unità di ricovero, altri da servizi territoriali. Queste cifre rappresentano una sottostima, dato che solo nove dei 54 enti specialistici di salute mentale del servizio sanitario hanno condiviso i dati richiesti con Virgo. Un BMI di 15, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, rappresenta una grave malnutrizione. La dimissione a questo livello può verificarsi, ma implica che la persona...

Impatto delle dimissioni premature e sfide del sistema sanitario

Le dimissioni premature di pazienti con disturbi alimentari, anche in condizioni di grave sottopeso, sollevano serie preoccupazioni riguardo la sicurezza e l'efficacia delle cure. Un BMI di 12.5, ad esempio, è estremamente basso e indica uno stato di malnutrizione severa, che può comportare rischi significativi per la salute fisica e mentale. La prassi clinica standard dell'NHS mira a garantire che i pazienti raggiungano un BMI di almeno 18-19 prima della dimissione, un indicatore che suggerisce una stabilità fisica sufficiente per affrontare il recupero al di fuori dell'ambiente ospedaliero. La rivelazione di queste dimissioni, ottenuta tramite richieste di accesso alle informazioni, evidenzia una potenziale discrepanza tra le linee guida cliniche e la pratica effettiva in alcuni centri. La campagna di Hope Virgo ha messo in luce che, tra gennaio e novembre dell'anno scorso, 119 pazienti sono stati dimessi da nove enti con un BMI inferiore a 15, una soglia che indica malnutrizione acuta. Questo dato, sebbene significativo, è probabilmente una sottostima, poiché solo una frazione degli enti specialistici ha fornito i dati richiesti. Gli esperti hanno espresso forte preoccupazione per questa situazione, definendola "inorridita". La causa principale di queste dimissioni anticipate viene attribuita alle crescenti pressioni sul sistema sanitario. L'aumento della domanda di servizi di salute mentale, combinato con risorse potenzialmente limitate, potrebbe costringere gli enti a prendere decisioni difficili riguardo alle dimissioni, anche quando le condizioni dei pazienti non sono ottimali. Le dimissioni possono avvenire sia da unità di ricovero che da servizi territoriali, suggerendo che il problema non è confinato a un singolo livello di assistenza. Questo solleva interrogativi sulla continuità delle cure e sul supporto disponibile per i pazienti una volta tornati a casa, specialmente quando il loro stato di salute fisica è ancora precario. La malnutrizione severa, come indicato da un BMI di 15, richiede un monitoraggio attento e un piano di recupero strutturato per prevenire ricadute e complicazioni mediche.

Implicazioni per la salute mentale e la ripresa dei pazienti

La pratica di dimettere pazienti con disturbi alimentari in condizioni di grave sottopeso, con BMI che raggiungono livelli allarmanti come 12.5, ha implicazioni profonde per il loro percorso di recupero e la loro salute a lungo termine. Un BMI così basso non è solo un indicatore di malnutrizione fisica, ma spesso riflette anche una profonda sofferenza psicologica e una lotta continua contro il disturbo alimentare. La dimissione da un'unità di salute mentale, in particolare da un contesto di ricovero, dovrebbe idealmente coincidere con un periodo di stabilità clinica e con la presenza di un solido piano di supporto post-dimissione. Quando i pazienti vengono dimessi con un BMI inferiore a 15, la loro vulnerabilità fisica è elevata. Ciò significa che sono più suscettibili a complicazioni mediche, come problemi cardiaci, squilibri elettrolitici e indebolimento del sistema immunitario. Inoltre, la loro capacità di affrontare le sfide quotidiane e di impegnarsi attivamente nel processo di recupero psicologico può essere compromessa dalla debolezza fisica. La discrepanza tra la prassi clinica raccomandata dall'NHS (BMI di 18-19) e le dimissioni a BMI inferiori a 15 suggerisce che i servizi potrebbero essere sotto pressione per liberare posti letto o per gestire carichi di lavoro eccessivi. Sebbene la necessità di ottimizzare le risorse sia una realtà per molti sistemi sanitari, la priorità assoluta deve rimanere la sicurezza e il benessere dei pazienti. Le dimissioni premature in queste circostanze potrebbero aumentare il rischio di ricadute, richiedendo ulteriori ricoveri in futuro e prolungando il percorso di recupero complessivo. È fondamentale che vengano implementate strategie per garantire che i pazienti con disturbi alimentari ricevano cure adeguate e per un periodo sufficiente a raggiungere una stabilità fisica e psicologica prima della dimissione. Ciò potrebbe includere un aumento delle risorse per i servizi di salute mentale, una migliore integrazione tra cure ospedaliere e territoriali, e un rafforzamento dei protocolli di valutazione e monitoraggio dei pazienti con disturbi alimentari. La campagna di Hope Virgo e le rivelazioni che ne sono scaturite rappresentano un campanello d'allarme che richiede un'attenta considerazione e azioni concrete per migliorare la qualità delle cure offerte a questa popolazione vulnerabile.

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