La vicenda, svelata a Jesi, ha portato a una denuncia per violenza domestica. La donna, di 42 anni, si è costituita parte civile insieme ai suoi due figli. Per mesi aveva cercato di nascondere i segni di violenza sul proprio corpo, utilizzando sciarpe, abiti lunghi e un pesante fondotinta per coprire lividi e contusioni.
Le Prime Giustificazioni
La donna aveva fornito diverse spiegazioni ai colleghi, preoccupati per il suo aspetto e i suoi frequenti comportamenti in bagno. Inizialmente, l’ “occhio nero” era attribuito al figlio piccolo, che l’aveva accidentalmente colpita con una testata mentre era in braccio. Gli ematomi, invece, erano spiegati con una presunta carenza di enzimi derivante dalla seconda gravidanza, che si manifestavano ogni volta che urtava qualcosa. Le giustificazioni, inizialmente credibili, divennero progressivamente più fragili.
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Il Coprirsi e le Scuse
La sua routine quotidiana includeva frequenti visite al bagno, dove veniva spesso trovata a piangere. A volte lamentava dei malori, attribuendoli allo stress. In alcuni casi, arrivava al lavoro con i lividi che copriva con il trucco, sostenendo che fossero il risultato di piccoli incidenti. Spiegava inoltre che gli ematomi erano dovuti a un problema di salute.
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Per non destare sospetti, indossava abiti lunghi anche durante i mesi estivi, attribuendo il freddo all’aria condizionata.
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La Confessione Finale
Solo dopo diversi mesi, quando la donna ha confidato al suo interlocutore che il marito la tradiva, ha rivelato la verità. La confessione ha portato alla denuncia e alla costituzione di parte civile insieme ai suoi figli.
