L'assoluzione dall'accusa di riciclaggio non ha placato la guerra mediatica tra Vittorio Sgarbi e la figlia Evelina. Il critico d'arte, appena uscito dal tribunale di Reggio Emilia che lo ha prosciolto nella vicenda del quadro di Rutilio Manetti rubato dal Castello di Buriasco, ha scelto le colonne del Corriere della Sera per lanciare un nuovo affondo contro la giovane. Con il tono pungente che lo contraddistingue, Sgarbi ha accusato la figlia di cercare visibilità televisiva anziché un dialogo privato, rivendicando il proprio desiderio di essere "lasciato in pace" lontano dai riflettori che questa vicenda familiare continua ad accendere. La questione della perizia psichiatrica, richiesta per accertare la capacità del critico di contrarre matrimonio o fare testamento, viene liquidata da Sgarbi con una metafora surreale. L'esperto d'arte paragona la situazione a un incubo ricorrente in cui si torna a sostenere l'esame di maturità all'infinito, definendo l'intera vicenda "un circo Bagonghi" che mette costantemente in discussione la sua lucidità mentale.
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Con sarcasmo tagliente, arriva persino a suggerire che l'intervista stessa potrebbe essere contestata: "Lei non sta parlando con me, ma con il mio clone, lui ancora capace di intendere e volere".
