Yulia Navalnaya, economista, attivista per i diritti umani e vedova di Alexei Navalny, è fermamente convinta che Vladimir Putin sia responsabile della morte del marito. In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Navalnaya ha commentato i risultati di un'inchiesta che ha confermato l'avvelenamento di Alexei Navalny con la tossina della rana freccia.
La certezza di Yulia Navalnaya
"Naturalmente io lo sapevo già", ha dichiarato Navalnaya, riferendosi alla causa della morte del marito. "Aveva meno di 50 anni. E sebbene avesse vissuto in condizioni dure, fosse stato torturato, io ero sicura che si prendesse cura di sé, che pensasse alla salute". La vedova ha ricordato l'ultimo contatto visivo con il marito, avvenuto tramite videochiamata solo un giorno prima della sua morte: "Lo avevamo visto solo un giorno prima in video collegamento, sembrava stare assolutamente bene. Quindi era evidente che gli fosse successo qualcosa di orribile ed ero sicura che fosse stato Vladimir Putin". Questa convinzione si basa non solo sulle circostanze della morte, ma anche su eventi passati che hanno segnato la vita e la lotta di Alexei Navalny.
Il precedente dell'avvelenamento con Novichok
Yulia Navalnaya ha richiamato alla memoria il precedente avvelenamento del marito nel 2020, un evento che ha avuto una risonanza internazionale. "Tutti sanno che nel 2020 Alexei è stato avvelenato con il Novichok", ha spiegato. La vedova ha sottolineato come anche la loro cerchia abbia condotto indagini approfondite in merito: "Anche noi abbiamo fatto la nostra indagine, mostrando tutti questi ufficiali dell’Fsb che lo seguivano da anni e che poi l’hanno avvelenato durante il viaggio in Siberia". Questo precedente ha rafforzato la sua certezza riguardo alla responsabilità del Cremlino nelle vicende che hanno coinvolto il marito.
La morte nella colonia penale
Di fronte ai risultati dell'inchiesta che confermano l'avvelenamento con la tossina della rana freccia, Yulia Navalnaya ha ribadito la sua convinzione che Alexei Navalny sia stato ucciso all'interno della colonia penale dove era detenuto. "Quindi, per me era evidente che fosse stato ucciso nella colonia penale: solo non sapevamo esattamente come", ha affermato. La vedova ha ammesso che la scoperta della precisa modalità dell'omicidio avrebbe richiesto tempo: "Sapevamo che ci sarebbe voluto un lungo tempo per scoprirlo". In questo contesto, Navalnaya ha espresso gratitudine ai governi di Regno Unito, Svezia, Paesi Bassi, Francia e Germania per il loro supporto e per il contributo alle indagini. La sua dichiarazione segna un ulteriore passo nella denuncia delle presunte responsabilità del governo russo nella morte del dissidente, alimentando il dibattito internazionale sulla situazione dei diritti umani in Russia.
