La “Lucrezia Borgia” di Donizetti era in scena al Teatro Lirico di Cagliari con la regia di Andrea Bernard. Figura irriducibile, Lucrezia Borgia interroga il nostro sguardo e ci chiama a confrontarci con ambiguità, potere e maternità negata. Ci sono figure che attraversano il tempo senza mai diventare davvero storiche. Lucrezia Borgia è una di queste. Non perché continuamente aggiornata, ma perché strutturalmente incompatibile con qualsiasi tentativo di pacificazione morale. La recente messa in scena dell’opera di Gaetano Donizetti al Teatro Lirico di Cagliari, con la regia di Andrea Bernard, ha riportato in primo piano proprio questo nodo. Quanto siamo oggi disposti a confrontarci con personaggi che non chiedono empatia, non offrono riscatto e non si lasciano ordinare dentro categorie etiche rassicuranti?
Jessica Pratt in "Lucrezia Borgia". Ph: Michele Monasta
Lucrezia Borgia. Ph: Michele Monasta
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La messinscena di Andrea Bernard
La rilettura di Bernard, già approdata al Maggio Musicale Fiorentino con esiti fortemente divisivi, sposta l’azione dal Rinascimento all’Italia del secondo dopoguerra, nel pieno del pontificato di Pio XII. Ma più che un aggiornamento temporale, si tratta di una traslazione simbolica. Lo spazio storico diventa progressivamente uno spazio mentale. Il palcoscenico si trasforma in un dispositivo instabile, un labirinto...
