Indagini su presunti falsi certificati medici
Le indagini in corso a Ravenna puntano a fare luce su una pratica che, sebbene nota, sembrerebbe essere stata sottovalutata dalle autorità giudiziarie e dagli Ordini professionali. Al centro dell'attenzione vi sono medici che avrebbero emesso falsi certificati medici al fine di ostacolare il rimpatrio di stranieri irregolari. Questa situazione solleva interrogativi sulla gestione dei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR) e sul ruolo dei professionisti sanitari in questo contesto. La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) da tempo sollecita i medici a esprimere un parere negativo sull'idoneità degli stranieri al trasferimento nei CPR, un passaggio preliminare all'espulsione. L'obiettivo è garantire che le condizioni di salute dei migranti siano adeguatamente considerate e che la detenzione amministrativa non comprometta ulteriormente il loro benessere.
Appello per la tutela dei migranti nei CPR
Il primo marzo 2024, un appello congiunto lanciato dalla SIMM, dalla Rete "Mai più lager - No ai CPR" (supportata dall'ANCI) e dall'ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), ha sollecitato il personale sanitario a una maggiore consapevolezza riguardo alle condizioni e ai rischi per la salute dei migranti sottoposti a detenzione amministrativa nei CPR. L'appello non si è limitato a denunciare le "pessime condizioni igienico-sanitarie" di tali centri, la scarsa attenzione ai problemi di salute mentale dei migranti e l'abuso di psicofarmaci, ma ha implicitamente suggerito azioni che potrebbero configurarsi come falso ideologico. Questa ipotesi di reato, con l'aggravante del continuato in concorso in atti pubblici, è proprio quella formulata nell'ambito delle indagini sui medici dell'Ospedale di Ravenna.
Riflessioni e possibili implicazioni legali
L'appello mirava a stimolare una profonda riflessione su diversi aspetti legati alla detenzione nei CPR. La proposta di considerare "diversi elementi di riflessione" suggerisce un approccio che va oltre la mera constatazione delle problematiche esistenti, puntando a un intervento attivo da parte del personale sanitario. Le indagini a Ravenna cercano di accertare se questa spinta alla "presa di coscienza" si sia tradotta in azioni concrete che configurano reato, come l'emissione di certificati medici non veritieri per impedire i rimpatri. La questione solleva un delicato equilibrio tra il dovere di cura dei professionisti sanitari e il rispetto delle normative sull'immigrazione e sull'espulsione, con potenziali implicazioni legali sia per i medici coinvolti che per le associazioni promotrici.
