Alla fine potrebbe scapparci il morto. Si chiama Quentin e era un giovane attivista identitario francese che è stato ucciso da un branco di militanti antifascisti. Era solo 23 anni, uno studente di matematica con una sola colpa: aver voluto proteggere sei ragazze del collettivo Némésis, composto da giovani identitarie francesi impegnate a difendere i diritti delle donne contro gli abusi degli immigrati e il silenzio mediatico. Negli ultimi tempi, Némésis ha guadagnato popolarità sui social media con azioni e video virali che hanno attirato l'attenzione del pubblico.
Un'attività che non è piaciuta agli antifascisti della Jeune garde, movimento vicino alla France insoumise, il partito di estrema sinistra guidato da Jean-Luc Mélenchon.
Lione, la protesta e la tragedia
La tragica vicenda si è consumata l’altro ieri a Lione, a margine di una protesta organizzata dalle sei attiviste di Némésis davanti all'Institut d'études politiques (Iep), al cui interno si stava svolgendo una conferenza con Rima Hassan, controversa eurodeputata franco-palestinese eletta tra le file della France insoumise. Le ragazze di Némésis avevano organizzato un flash mob durante la quale hanno srotolado uno striscione su cui era scritto "Islamo-gauchistes hors de nos facs", cioè "islamo-sinistrorsi fuori dalle nostre università". La loro azione, apparentemente innocua, è stata percepita come una minaccia da parte degli antifascisti.
