Ipotesi audace su un'origine preistorica
Nelle ultime settimane ha suscitato ampio dibattito uno studio che ridata la costruzione della piramide di Cheope a un periodo molto più antico rispetto alla cronologia ufficiale, stimata tra il 2580 e il 2560 a.C. Secondo l'analisi, il monumento sarebbe sorto tra il 37.000 e il 9.000 a.C. circa. Lo studio è stato pubblicato sull'archivio aperto Zenodo, con versione integrale su Preprints.org e sulla rivista Strad Research. Si tratta di canali che l'egittologia accademica non riconosce come certificazioni di validità scientifica, mancando dei rigorosi processi di revisione paritaria tipici di riviste specializzate come il Journal of Egyptian Archaeology.
L'autore dello studio è Alberto Donini, ingegnere appassionato di Antico Egitto. Per approfondire, sono stati contattati sia Donini sia l'egittologa Corinna Rossi del Politecnico di Milano, esperta del settore. Le loro posizioni delineano un contrasto netto tra un'ipotesi provocatoria e la solidità della ricerca tradizionale, evidenziando le divisioni nel dibattito scientifico.
La datazione ufficiale e i suoi fondamenti
La cronologia ufficiale dell'Antico Egitto, inclusa quella di tutte le piramidi – in Egitto se ne contano oltre 80 – si basa su un approccio integrato. Esso combina lo studio di reperti archeologici, analisi del carbonio 14, fonti scritte e dati astronomici. «Più si va indietro nel tempo, più esiste qualche incertezza, che per il periodo della costruzione delle piramidi di Giza oscilla, secondo alcuni studiosi, di un centinaio di anni al massimo, spiega Corinna Rossi.
La costruzione della piramide di Cheope è ufficialmente stimata dagli archeologi nel periodo indicato, con margini di errore limitati. Questo quadro consolidato deriva da decenni di ricerche coordinate, che privilegiano evidenze materiali e documentali. Rossi sottolinea come tali metodi garantiscano una precisione elevata, riducendo al minimo le speculazioni.
Il confronto tra tesi e scetticismo accademico
Lo studio di Donini propone una revisione drastica, collocando l'origine del monumento in un'era preistorica. Tuttavia, l'assenza di peer-review in canali come Zenodo, Preprints.org e Strad Research solleva dubbi sulla sua affidabilità scientifica. L'egittologia richiede processi di validazione rigorosi per accettare nuove datazioni, contrariamente a quanto avviene in queste piattaforme.
Rossi rappresenta la voce del consenso accademico, enfatizzando l'incertezza minima nella datazione tradizionale. Il dibattito acceso riflette la tensione tra approcci innovativi e metodologie consolidate, senza che lo studio alternativo modifichi al momento il paradigma ufficiale. Le interviste confermano che, mentre Donini avanza la sua tesi, l'esperta mantiene ferma la posizione su un'origine nel IV millennio a.C., supportata da prove multiple.
