Virzì in tribunale per "Cinque secondi": nobile fiorentino contesta il film

Pubblicato: 10/02/2026, 10:56:403 min
Scritto da
Maria Gloria Domenica
Categoria: Spettacolo
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Virzì in tribunale per "Cinque secondi": nobile fiorentino contesta il film

La Contesa Legale

Il regista Paolo Virzì si è trovato al centro di una battaglia legale dopo l’uscita del film Cinque secondi, accusato di danneggiare l’onore di una famiglia nobile fiorentina. Stefano Guelfi Camaiani, nipote della contessina Matilde Guelfi Camaiani, ha citato in giudizio le società produttrici Greenboo Production e Indiana Production, chiedendo il blocco della pellicola. La causa, depositata al tribunale di Firenze, sosteneva che la trama – incentrata su temi come droga, reati e suicidio – ricalcasse presunte vicende reali legate alla sua famiglia, esponendola a diffamazione e danni d’immagine. Il ricorrente riteneva riconoscibili alcuni elementi biografici, nonostante i nomi dei personaggi fossero di fantasia. La sua difesa ha sottolineato una sovrapposizione tra la finzione cinematografica e eventi storici dei Guelfi Camaiani, chiedendo un risarcimento e la sospensione delle proiezioni. La controversia ha sollevato interrogativi sui confini tra libertà artistica e tutela della reputazione, in un caso destinato a fare scuola.

Le Motivazioni del Giudice

Il tribunale di Firenze ha respinto ogni accusa con una sentenza chiara: Cinque secondi è un’«opera di fantasia senza riferimenti identificabili a persone o fatti reali. Nelle motivazioni, il giudice ha evidenziato l’assenza di «elementi espliciti o riconoscibili che possano collegare la famiglia Guelfi Camaiani alla storia del film, ribadendo l’autonomia creativa del regista. «La trama si sviluppa in un contesto immaginario – si legge nella decisione – e non può essere considerata lesiva dell’onore altrui. Paolo Virzì, già premiato con il David di Donatello, ha sempre definito il film una «storia universale sulla fragilità umana, ispirata a suggestioni letterarie e non a cronache reali. La pellicola, ambientata nell’alta società toscana, segue le vicende di un’ex fotografa alle prese con un passato tumultuoso, ma – secondo il tribunale – ogni analogia con dinastie nobiliari è puramente casuale.

Reazioni e Contesto Artistico

Stefano Guelfi Camaiani ha espresso delusione per la sentenza, ribadendo che «la storia disonora la memoria dei miei antenati. La sua difesa valuta un eventuale appello, mentre le società produttrici hanno accolto con favore la decisione, definendola «una vittoria per la libertà d’espressione. Virzì, dal canto suo, non ha rilasciato dichiarazioni dirette, ma in un’intervista a Repubblica aveva anticipato: «Il cinema è specchio della società, non un atto d’accusa. Il caso ricorda precedenti contenziosi tra arte e diritto alla privacy, come la causa vinta da Sofia Loren nel 2017 contro un docufiction sui suoi presunti trascorsi. Tuttavia, come sottolinea l’avvocato esperto in diritto dei media Carlo Verdigi in un’analisi per Il Sole 24 Ore, «la sentenza conferma che la finzione gode di ampia protezione, a meno di prove schiaccianti di malafede. Repubblica, Il Sole 24 Ore, ANSA

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