Epstein e l'arte: i big della cultura nelle carte desecretate

Pubblicato: 07/02/2026, 19:57:543 min
Scritto da
Maria Gloria Domenica
Categoria: Arte e Cultura
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Epstein e l'arte: i big della cultura nelle carte desecretate

Ronald Lauder e i nodi del collezionismo

I documenti giudiziari desecretati tra il 2025 e gennaio 2026 rivelano dettagli inediti sui rapporti tra Jeffrey Epstein e Ronald Lauder, erede del gruppo Estée Lauder e tra i maggiori collezionisti al mondo. Le email mostrano scambi frequenti tra il finanziere e Lauder, presidente della Commissione per la Conservazione del Patrimonio Americano all’Estero e fondatore del Neue Galerie di New York. Epstein, noto per il suo mecenatismo strumentale, avrebbe offerto consulenze su acquisizioni di opere e finanziamenti a progetti culturali. Lauder, attraverso un portavoce, ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle attività illegali di Epstein, definendo i contatti "limitati a discussioni filantropiche". Tuttavia, i documenti sollevano interrogativi sulla permeabilità del sistema dell’arte a figure controverse, capaci di ottenere visibilità attraverso donazioni mirate.

Musei sotto esame: i legami con i consigli d’amministrazione

Oltre ai collezionisti privati, i dossier del Dipartimento di Giustizia americano citano dirigenti di istituzioni culturali di primo piano. Epstein coltivò relazioni con membri dei consigli d’amministrazione del MIT Media Lab, del Museo di Storia Naturale di New York e della Serpentine Gallery di Londra. In particolare, emerge come il finanziere abbia utilizzato la Jeffrey Epstein VI Foundation per erogare donazioni a musei, ottenendo in cambio accesso a reti influenti e legittimazione sociale. Un’email del 2012 mostra, ad esempio, la discussione su un’eventuale donazione al Whitney Museum, poi non concretizzatasi. La strategia, secondo gli esperti, seguiva uno schema collaudato: sfruttare il prestigio delle istituzioni artistiche per "ripulire" la propria reputazione, già compromessa dalla condanna del 2008 per reati sessuali.

George Condo e gli artisti nella rete

Tra i nomi più sorprendenti figura George Condo, pittore statunitense celebre per i suoi ritratti psichedelici. I documenti includono una richiesta di Epstein del 2011 per commissionare un’opera "sui temi del potere e della vulnerabilità", mai realizzata. Condo, interpellato dal New York Times nel 2026, ha dichiarato di aver interrotto ogni contatto dopo aver appreso dei precedenti penali del finanziere. Altri artisti minori risultano invece aver accettato incarichi tramite la sua rete, spesso ignari delle finalità promozionali. Il caso riapre il dibattito sull’etica delle collaborazioni nel mercato dell’arte, dove la provenienza dei fondi raramente viene scrutinizzata. Come sottolinea un rapporto di Artnet, almeno tre gallerie newyorkesi hanno ospitato eventi legati a Epstein tra il 2010 e 2015, complicando oggi i tentativi di tracciare confini netti tra mecenatismo e complicità. The New York Times, Reuters, Artnet News Le rivelazioni hanno costretto diverse istituzioni a riesaminare retroattivamente le proprie politiche di accettazione delle donazioni, un processo reso ancor più complesso dalla pratica diffusa di transazioni in contanti e passaggi di proprietà opachi. La galleria Mary Boone, citata nei documenti per aver organizzato un cocktail party in onore di Epstein nel

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