Nella periferia di Sfax, tra gli uliveti trasformati in insediamenti informali, si ripetono raid violenti della Garde Nationale tunisina. Militari armati hanno distrutto tende e baracche con bulldozer, in alcuni casi appiccando incendi, mentre migranti subsahariani venivano spintonati, picchiati e deportati. Le operazioni, documentate in un video diffuso da Mediterranea Saving Humans, mostrano scene caotiche tra lacrimogeni e fughe disperate. "È stata una vera e propria caccia al nero", hanno raccontato sopravvissuti agli attivisti dell’ong italiana, descrivendo un clima di terrore sistematico. Questi campi, nati come rifugi dopo gli sgomberi urbani, ospitano migliaia di persone in fuga da conflitti e povertà, ora costrette a nascondersi tra gli alberi o a cercare nuove rotte.
Parallelismi con la strage dell'uragano Harry
La dinamica ricorda da vicino gli eventi di luglio, quando retate analoghe precedettero la partenza di oltre 7.000 migranti verso l’Italia poco prima dell’arrivo dell’uragano Harry. Quell’esodo, favorito da controlli costieri allentati, si concluse con almeno mille morti accertati nel Mediterraneo centrale. Secondo analisi di Alarm Phone, la stretta repressiva a terra spesso funziona da detonatore per traversate massicce: "Quando si distrugge ogni alternativa, il mare diventa l’unica opzione, anche in condizioni disumane", spiega un rapporto dell’organizzazione. Attualmente, almeno 500 persone sono fuggite verso le spiagge dopo i raid, mentre le autorità tunisine negano qualsiasi collegamento con politiche di esternalizzazione concordate con l’Ue.
Reazioni internazionali e scenari futuri
Mediterranea Saving Humans ha lanciato un appello all’Unione Europea e all’UNHCR per fermare "pratiche disumane che violano il diritto d’asilo". Fonti locali di Kapitalis confermano l’aumento di arresti arbitrari e respingimenti verso il deserto algerino, mentre il governo italiano ha rafforzato pattugliamenti con la Guardia Costiera tunisina. Tuttavia, organizzazioni come Sea-Watch segnalano che il flusso non si è mai interrotto, con 12.000 arrivi in Italia da gennaio a oggi. Gli esperti temono un’estate di emergenza: "Senza corridoi legali e con l’aggravarsi delle crisi in Sahel, Sfax resta una polveriera", avverte un analista di ISPI. Intanto, nei campi distrutti, circolano voci su nuovi viaggi organizzati. A pagamento. Mediterranea Saving Humans, Kapitalis, ISPI
