Keith Kellogg, ex inviato speciale statunitense per l’Ucraina, ha analizzato la percezione di Vladimir Putin sul conflitto in un’intervista esclusiva a The Kyiv Independent. Secondo l’ex generale, il presidente russo considera l’invasione non come una mera operazione militare, ma come una battaglia per la sopravvivenza della Russia nel contesto geopolitico globale. "Putin crede che senza il controllo sull’Ucraina, la Russia perderebbe il suo status di grande potenza", ha affermato Kellogg, sottolineando come questa visione alimenti la determinazione del Cremlino nonostante le battute d’arresto.
La narrativa strategica del Cremlino
Per Putin, la guerra rappresenta un tentativo di ripristinare l’influenza storica della Russia nello spazio post-sovietico, interpretando l’allineamento di Kyiv con l’Occidente come una minaccia esistenziale. Kellogg osserva che il leader russo ha sopravvalutato la capacità di Mosca di imporre una rapida vittoria, basandosi su presupposti errati: dalla presunta fragilità del governo ucraino alla convinzione che la NATO non avrebbe reagito coerentemente. "L’intelligence russa ha fallito nel comprendere la resilienza ucraina e la coesione occidentale", ha aggiunto, citando le sanzioni e le forniture militari come fattori destabilizzanti per i piani iniziali del Cremlino.
Errori operativi e resistenza ucraina
Nonostante i ripetuti attacchi su infrastrutture critiche, come i bombardamenti del 4 febbraio contro le centrali elettriche, Kellogg evidenzia come la Russia non abbia raggiunto obiettivi strategici chiave. La controffensiva ucraina del 2023 e l’adattamento delle difese aeree, nonostante carenze documentate ("Invece di 6 missili, ne restano solo 2", ha ammesso un portavoce), hanno logorato le forze russe. "Mosca non ha pianificato una guerra prolungata", ha spiegato Kellogg, "e ora affronta una crisi di risorse umane e tecnologiche, mentre l’Ucraina ottiene ‘risultati reali’ nel contrastare strumenti come lo Starlink russo".
L’impasse diplomatica e il ruolo degli USA
Kellogg ritiene che Putin sia riluttante a negoziare senza concessioni territoriali, rendendo vani gli sforzi di mediazione. Tuttavia, l’ex inviato ha difeso gli approcci diplomatici dell’amministrazione Trump, pur riconoscendone i limiti: "Gli accordi di Minsk erano imperfetti, ma dimostravano che il dialogo è possibile". Oggi, la posizione russa è più radicalizzata, mentre gli alleati occidentali, secondo il Financial Times, stanno valutando risposte militari alle violazioni del cessate-il-fuoco. La soluzione, conclude Kellogg, richiede una combinazione di pressione militare e iniziative politiche, ma "Putin accetterà solo una pace che possa vendere come una vittoria". The Kyiv Independent, Carnegie Endowment for International Peace, Financial Times
