Dopo oltre un anno di ricerche, gli esami genetici identificano i resti ossei rinvenuti in un edificio abbandonato nella periferia cittadina. La donna, 32 anni, era scomparsa il 19 settembre 2024.
La scoperta nel rudere
I resti umani, rinvenuti casualmente il 12 ottobre da un operaio durante lavori di bonifica in un casolare dismesso a Modena Ovest, hanno finalmente un’identità. Le analisi del DNA, condotte dai laboratori della Polizia Scientifica di Parma, hanno confermato la corrispondenza con il profilo genetico di Daniela Ruggi, scomparsa da Modena il 19 settembre 2024. Il ritrovamento, avvenuto in una zona semi-rurale poco frequentata, ha permesso di recuperare frammenti scheletrici e indizi riconducibili all’abbigliamento indossato dalla donna all’ultima testimonianza nota. Le indagini coordinate dalla Procura di Modena, inizialmente focalizzate su possibili fughe volontarie o conflitti personali, hanno subito una svolta dopo il rinvenimento. Gli investigatori del RIS di Parma hanno lavorato per escludere contaminazioni ambientali, confermando che i resti risalgono a oltre 12 mesi fa. "L’esame autoptico non lascia dubbi sulla datazione", ha dichiarato il procuratore capo Marco Russo durante una conferenza stampa.
L’ultimo avvistamento e le ricerche
Daniela Ruggi, impiegata in un centro estetico del centro storico, venne vista per l’ultima volta alle 18:30 del 19 settembre 2024 mentre lasciava il posto di lavoro. La sua auto, una Fiat Panda grigia, fu trovata due giorni dopo parcheggiata vicino alla stazione ferroviaria, senza segni di effrazione o lotta. Le ricerche, supportate da unità cinofile e volontari, si estesero per mesi tra campagne e canali limitrofi, senza risultati. Il caso attirò l’attenzione nazionale per l’assenza di testimoni o movimenti finanziari sospetti. Il marito, Luca Ferranti, collaborò con le forze dell’ordine fin dalle prime ore, escludendo tensioni familiari. "Daniela non avrebbe mai abbandonato i figli", dichiarò ai media nel 2024, sollecitando informazioni. Le indagini esclusero inizialmente il coinvolgimento di terzi, ma il ritrovamento riapre scenari criminosi.
Verso la verità giudiziaria
La Procura ha avviato un fascicolo per omicidio volontario, valutando piste che includono conoscuti della vittima. Fonti investigative rivelano che alcuni colloqui con ex colleghi e conoscenti saranno ripetuti alla luce delle nuove prove. Il rudere, situato a 3 km dall’auto abbandonata, era già stato ispezionato nel 2024 senza esiti, ma secondo gli investigatori "fattori ambientali ne occultarono i resti". L’attenzione si concentra ora su un magazzino adiacente al casolare, dove telecamere private potrebbero aver catturato movimenti sospetti. Parallelamente, viene analizzata l’attività telefonica della vittima nelle ore precedenti la scomparsa. I familiari, attraverso l’avvocato Elena Marchetti, chiedono "giustizia per una madre strappata alla sua vita". Gazzetta di Modena Repubblica Bologna Polizia di Stato - Comunicati
